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ELEZIONI/ Meno donne, più madri: consigli non richiesti a Renata Polverini

Un suggerimento apparentemente paradossale, visto il carattere della sfida che si profila per la guida della regione Lazio: il confronto in rosa rischia in effetti di trasformarsi in una sorta di contesa “pariopportunitaria”. PAOLA LIBERACE azzarda un consiglio alla candidata Pdl

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Se Renata Polverini volesse davvero distinguersi da Emma Bonino, non dovrebbe parlare di donne. Un suggerimento apparentemente paradossale, visto il carattere della sfida che si profila per la guida della regione Lazio: il confronto in rosa rischia in effetti di trasformarsi in una sorta di contesa “pariopportunitaria” per chi delle due concorrenti meglio difenda i diritti, meglio rappresenti le aspirazioni, meglio incarni le rivendicazioni femminili, per lo più in campo professionale. Che il terreno dello scontro sarebbe stato questo, del resto, era forse implicito nella scelta stessa delle candidate - entrambe donne, entrambe storicamente impegnate nel sostegno al lavoro femminile, sia pure l’una da sindacalista, l’altra da politica. In questo senso va letto anche l’auspicio che Polverini, la prima delle due ad essere ufficializzata, aveva espresso augurandosi che il suo avversario fosse una donna; o la dichiarazione di Bonino a proposito dello «stesso modo di intendere la politica» delle due, un modo civile e appassionato - sottinteso: femminile.

Ma adoperarsi per le pari opportunità e per le quote rosa non basta per parlare in nome delle donne: il sostegno all’occupazione femminile e la lotta al “soffitto di cristallo” non esauriscono di per sé il novero degli interventi possibili verso le molteplici necessità, esigenze, difficoltà che la componente femminile dell’elettorato esperisce, non foss’altro per la ragione che ogni lavoratrice è, prima di essere tale, una donna, magari una madre, certamente una persona. Polverini ne è cosciente, visto che ha fatto del cosiddetto “quoziente familiare”, e più in generale di politiche sociali calibrate sulla composizione del nucleo familiare una delle sue bandiere. A questo punto, per allontanare definitivamente da sé ogni sospetto di femminismo, potrebbe completare l’opera, almeno in due o tre punti.