Politica
lunedì 25 gennaio 2010
L’affermazione del repubblicano Scott Brown in Massachusetts, proprio dove dal 1947 il seggio senatoriale era appannaggio dei Kennedy, ha messo in difficoltà Obama, che ha perso la maggioranza qualificata alla Camera alta. Il presidente ha però confermato le riforme in agenda, cominciare dalla riforma sanitaria. Ilsussidiario.net ne ha discusso con Massimo Gaggi, corrispondente da New York del Corriere della Sera.
Come viene letto dentro l’amministrazione questo momento così difficile per la presidenza?
Il partito democratico e la Casa Bianca stanno tentando di fronteggiare il malumore crescente negli americani per la mancanza di azioni incisive verso una crisi economica e occupazionale molto grave. Obama ha ammesso di aver perso il feeling con le opinioni pubbliche nell’ultimo anno perché preso da tutti i provvedimenti di emergenza. Non è un caso che abbia ora ricominciato a percorrere gli Stati Uniti da una parte all’altra per ritrovare un contatto più diretto coi cittadini.
Obama cambierà il suo stile di governo?
Sulla riforma sanitaria ha scelto di trovare un accordo di compromesso coi repubblicani pur di approvare la riforma. Ha dovuto adottare una linea più pragmatica, ma il pragmatismo si accompagna inevitabilmente ad una certa dose di populismo: lo abbiamo visto negli ultimi giorni a proposito della riforma delle banche. L’azione di governo va avanti, ma c'è sempre il timore di non riuscire a portare a casa i provvedimenti. Certo gestire il Congresso diventa ora una cosa molto più difficile.
La riforma sanitaria resta il nodo più controverso. Pensa che Obama abbia chiesto troppo agli americani, proponendo una riforma che i cittadini non intendono pagare?
Personalmente ritengo di no. Detto con la lente di un osservatore, penso che i provvedimenti che aveva in mente fossero del tutto giustificati e che anzi abbia fatto troppo poco rispetto a quello che sarebbe necessario. Ma si è scontrato con un’opinione pubblica spaventata e arrabbiata. Il tema comunque appassiona e divide gli americani. Alla vigilia del voto in Massachusetts i sondaggi davano 48 americani su cento a favore e 40 contrari alla riforma. Ma se andiamo a scorporare quel 48 per cento, vediamo che è diviso tra chi dice che la riforma è troppo, e chi dice che è troppo poco.
I timori da dove vengono?
C’è soprattutto spavento, l’idea che comunque è una riforma costosa e che aumenta un debito pubblico che nessuno sa come verrà ripagato. Questi sentimenti vengono enfatizzati da una destra repubblicana fortemente conservatrice che non perde occasione per soffiare sul fuoco. E una tv come Fox le dà sicuramente una mano.
Allo stato attuale quali potranno essere le sorti della riforma?
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Condivido in pieno l'analisi di Massimo Gaggi. E' precisa ed equilibrata.
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