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Politica

SCENARIO/ Il berlusconismo rosso che ha sconfitto il Pd di Bersani

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Entrambi escono dagli schemi tradizionali della sinistra, riscuotono grande consenso e hanno molte delle caratteristiche del leader del centrodestra: populismo, eccessiva personalizzazione, rapporto diretto tra leader e popolo di riferimento, duttilità dei programmi. Il cavallo di battaglia di Vendola è stato ad esempio la difesa dell’Acquedotto Pugliese, un tema trasversale agli schieramenti. Sono leader che in pratica connotano di sé la loro linea politica e non si nutrono di un’immagine di programma.

Bersani era stato eletto segretario del Pd presentando un’idea “antica”, che andasse oltre il partito liquido alla Veltroni. Sembra però che sotto il vecchio partito liquido non sia rimasto nulla se i vecchi apparati fanno cilecca.

Sotto il partito liquido c’è un fenomeno che pre-esisteva al Pd, anche se non con queste dimensioni: la proliferazione dei partiti personali. Non più gli apparati tradizionali che trasmettevano una linea generale, quanto quelli che fanno capo a leader locali. Tutto ciò però è l’opposto del partito radicato e alla fine non è altro che la continuazione del partito liquido, che come tale non esiste in natura, nemmeno negli Usa.
Per ora possiamo dire che i partiti personali e trasversali hanno avuto la meglio sul segretario, mentre per quanto riguarda le primarie bisognerebbe evitare eccessiva retorica.

In che senso?


Il risultato delle primarie è dato in parte dal desiderio spontaneo dell’opinione pubblica di esprimersi, di scegliere, ma anche dal lavoro degli apparati stessi di cui stiamo parlando. Non credo alla divisione vendoliana tra voto popolare e voto degli apparati: il caso di Bari e gli apparati vendoliani lo dimostrano.

Tornando a Bersani: sembra in difficoltà anche nelle altre regioni, incalzato da una minoranza interna sempre più agguerrita…

La sua figura è sicuramente appannata. Se D’Alema è umiliato ed esaltato allo stesso tempo, perché questa pesante sconfitta ne esalta comunque il ruolo, Bersani si dimostra assente, distante dalla scena, in Puglia come negli altri fronti importanti. Il dramma di Bersani è quello di non riuscire a esercitare una leadership, pur avendo una linea strategica condivisa dalla maggioranza del partito.
Il problema del Pd però va affrontato seriamente e non riguarda solo Bersani e D’Alema. La domanda da porre è se questo partito esista o meno, visto che accetta di consegnarsi a Vendola in Puglia e alla Bonino nel Lazio e sembra collassare davanti ad ogni sconfitta.

A che risultato va incontro il Pd alle regionali


COMMENTI
26/01/2010 - Che peccato! (Francesco Giuseppe Pianori)

Un vero peccato. Anche Peppino Calderola non è capace di uscire dagli schemi triti e comodi del PCI vecchia maniera, quando tutto quello che non era detto dal Partito non valeva nulla. D'Alema non è mai stato un politico di razza ed è uno stalinista a tutto campo. La sua tattica e la sua strategia ricalca pari pari i vecchi metodi comunisti. Alleanze con gli "utili idioti" fino a che servono, apparato di partito e compagni da mandare al massacro pur di sopravvivere. I tempi non sono più quelli. Perché ha successo a destra e a sinistra chi si pone come leader? Semplice: la gente non ha più voglia di discorsi o di analisi corrette, vuole gente che si tira su le maniche in prima persona e sa rischiare. Gli apparatnicki hanno fatto il loro tempo. Non se ne può più nemmeno in Emilia-Romagna! Se D'Alema vuole conquistare il potere non ha che un mezzo: uccidere Berlusconi. Ci sta pensando da tempo, ma non vuole sporcarsi le mani: ecco perché manda avanti i fedelissimi nella Magistratura. D'Alema perde perché è un uomo vile, un omminicchio, come si dice al Sud. Altro che "politico di razza"! Forse è lui il miglior alleato di Berlusconi: è stato capace di uccidere il partito di Berlinguer senza sparare un colpo! Povero D'Alema: non ne indovina una.

 
26/01/2010 - TESTE PENSANTI (VINCENZO FEDELE)

Le teste pensanti sono sempre una risorsa. Anche se sono state direttori dell'Unità. Una analisi lucida e corretta. Una sola considerazione: il commento all'appello del cardinale che, oltre all'argoment di cui alla domanda specifica, ha detto anche altre cose molto più pregnanti. Com'è che quando si parla di temi etici, invisi alla sinistra in genere ed a quella radicale in particolare, ci sono lamenti e "stridor di denti", quasi fosse un qualcosa di avulso dal magistero della Chiesa. Parlo di argomenti molto lontani dalla dottrina cristiana quali l'aborto, la procreazione assistita, il fine vita, il matrimonio gay ed altri analoghi in cui la Chiesa dovrebbe tacere. Altri argomenti, che più politici non potrei immaginare, quali quelli toccati dal Cardinale sui quali, giustamente, ha esposto il pensiero della Chiesa, si discute pacatamente, dicendosi compiaciuti dell'intervento. La libertà di parola è vigilata? Si può intervenire e dire la propria solo sui temi sui quali "lor signori" danno il placet ? Meditate gente, meditate ......