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Politica

SCENARIO/ Caro Berlusconi, il processo breve è ingiusto e non conviene

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Diversa è la valutazione della legge per il futuro: con le modifiche apportate e la previsione di tre, quattro o cinque anni (a seconda della gravità dei reati e della loro complessità) per il dibattimento di primo grado (originariamente se ne prevedevano solo due, indistintamente e irrealisticamente) e a scalare per i gradi successivi, il disegno di legge appare equilibrato. Se accompagnato da significative riforme incidenti sugli istituti del codice di procedura penale (quelli che nella pratica hanno dimostrato di essere fonte di gravi ritardi o di prestarsi a strumentalizzazioni dilatorie) e da un cospicuo finanziamento del settore giustizia, al fine di rendere efficiente l’apparato giudiziario, il processo breve è certamente la strada da perseguire.

 

Se resta un provvedimento isolato aggraverà ulteriormente la già patologica incapacità del nostro sistema di giungere al termine dei processi. In un’ottica di complessiva riforma del processo penale, per favorirne l’attuazione potrà essere preso in considerazione un provvedimento di clemenza quale l’amnistia (nei ragionevoli limiti di cui si è detto): esso oltre a disintasare l’apparato, sarà un segnale condiviso di reale volontà riformatrice e si potrà tornare ad affermare una cultura forte ed autorevole dello Stato che - in casi eccezionali - pone un gesto di clemenza, non nascondendo la propria fallibilità e non cedendo alla mentalità giustizialista che da troppo tempo inquina la nostra democrazia.

 

Un’ultima osservazione: se la norma transitoria ha come scopo quello di risolvere i problemi giudiziari del Premier e porre fine al conflitto tra politica e magistratura, la notizia di un’ulteriore indagine chiusa e pronta per un rinvio a giudizio nei suoi confronti, è la prova più evidente che non è la soluzione giusta; se, viceversa, il suo utilizzo come arma politica raggiungerà lo scopo di convincere l’opposizione e la magistratura (attraverso la parentesi del legittimo impedimento) a favorire il ritorno all’istituto dell’immunità, ripensato e adeguato (rispetto all’abolito art. 68 della Costituzione) agli attuali assetti del nostro sistema politico, potremo forse iniziare serenamente il processo di riforma della giustizia da tutti auspicato.

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COMMENTI
20/03/2010 - Articolo (Maria Cristina Berra)

Caro Collega, non mi piace il tono che si permette di usare contro il comune Presidente del Consiglio, non mi piace la saetta che lancia in chiusura, non mi piacciono la solita critica e il solito (pre) giudizio e le solite insinuazioni nei confronti del Presidente del Consiglio scagliati dall'alto. Non mi piace proprio questa licenza di rivolgersi al Presidente del Consiglio come fosse un amichetto di cui poter sparlare a piacimento insinuando sempre la mala fede. In sostanza poteva risparmiare al lettore la sua insinuazione finale dato che francamente non se ne può più dei soliti ritriti luoghi comuni che spesso e volentieri in un attimo sprofondano nell'offesa gratuita. E che ovviamente sono totalmente inutili. Ho scoperto il suo articolo per caso, navigando nel sito della laf, perchè STAVO valutando di associarmi. Io stimo e voglio imparare un atteggiamento umano costruttivo e umile. La redazione non pubblicherà il mio commento perchè ritenuto 'inopportuno'?