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REGIONALI/ Le nuove sfide del buongoverno lombardo

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La sua portata non può essere riduttivamente ricondotta alle necessità comunicative di una campagna elettorale. Ci troviamo di fronte, al contrario, a uno sforzo non episodico (c’è già il precedente del 2000) di rendicontare su base scientifica il lavoro svolto dalla Giunta regionale nel corso del suo mandato. Sottoponendo in questo modo le scelte politiche effettuate ad una valutazione seria e non strumentale da parte della comunità.

 

Il metodo appare innovativo ed è stato reso per certi versi necessario dal forte carattere riformista che anche la terza legislatura Formigoni ha provato ad interpretare. Viviamo infatti in un Paese in cui, come noto, la valutazione delle politiche pubbliche è ancora un fenomeno scarsamente diffuso e ancor meno “digerito” dalla politica. Valutare significa infatti da un lato verificare la coerenza delle politiche effettivamente sviluppate con gli orientamenti di partenza, e soprattutto comprendere i risultati effettivamente raggiunti in termini di efficacia nella risposta ai bisogni e di efficienza amministrativa. Su entrambi i fronti l’esperienza lombarda ha una forte necessità di un riconoscimento sempre più esplicito, per dimostrare con la forza dei fatti la correttezza delle ipotesi culturali e politiche che ne stanno all’origine.

 

Quel che emerge dal complesso lavoro di costruzione del Rapporto è il grado di condivisione sempre più ampio di un metodo, quello della sussidiarietà, che la Lombardia ha in questi quindici anni imposto all’attenzione dell’intera comunità nazionale. L’applicazione del principio di sussidiarietà, avvenuto inizialmente nei settori “caldi” dei servizi alla persona (sanità, politiche sociali, formazione, istruzione, lavoro), comincia a diventare una prassi consolidata anche in altri settori, come ad esempio nelle politiche infrastrutturali o degli interventi a favore della piccola e media impresa.

La quarta legislatura formigoniana dovrà mostrare di avere mantenuta intatta questa capacità di innovazione istituzionale, affrontando le grandi sfide di cui si è detto, correggendo i propri inevitabili limiti e continuando a contrastare il rischio di un ripiegamento narcisistico sui successi ottenuti.

 

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