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Politica

REGIONALI/ Le nuove sfide del buongoverno lombardo

Dopo quindici anni segnati da una riconosciuta capacità di innovazione politica ed istituzionale, il modello lombardo di governo e di riforma della pubblica amministrazione si presenta nuovamente al giudizio degli elettori. Il commento di LUCA PESENTI  

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Al termine del terzo mandato, il modello lombardo di riforma della pubblica amministrazione si presenta nuovamente al giudizio degli elettori. Dopo quindici anni segnati da una riconosciuta capacità di innovazione politica ed istituzionale, quali sono le grandi sfide che si porranno nella prossima legislatura? Ci sembra di poterne ravvisare almeno due di capitale importanza.

La prima, più interna, è la necessità di spingere fino in fondo il processo di istituzionalizzazione della sussidiarietà, avviato dalla Giunta Formigoni nell’ormai lontano 1995. Lo spostamento di centralità dall’istituzione ai soggetti (persona, famiglia, associazioni, imprese), su cui fa perno l’intero sistema, ha bisogno di una configurazione ancora più innovativa dello spazio pubblico, per evitare che la sussidiarietà scivoli, per inerzia, verso un modello di mercato puro. Ancora di più dovrà dunque essere stimolato il protagonismo della società a tutti i livelli, modellando l’intero sistema (compresi gli enti locali) sui bisogni e sui percorsi delle persone. In questo senso la strada dell’integrazione delle politiche e dei livelli amministrativi appare in molti casi ancora da perfezionare. 

La seconda sfida, strettamente incidente sulle possibilità di successo della prima, ha a che fare invece con la capacità che il metodo della sussidiarietà possa imporsi come criterio guida per il cambiamento del Paese. L’impressione di una Lombardia “bella e impossibile”, governata con un notevole consenso interno e apprezzata anche da studiosi internazionali di politiche pubbliche, ma sotterraneamente combattuta da un rimontante statalismo italico, è qualcosa di più di un’ipotesi. L’esperienza lombarda dice all’Italia che il federalismo può essere l’inizio di una storia di libertà per l’Italia solo se coniugato con il principio di sussidiarietà orizzontale. Altrimenti si trasformerà nell’avvento di un potere che, avvicinandosi ai cittadini, aumenterà anche la capacità dello Stato di metterli sotto controllo.

Su queste due sfide si giocherà la possibilità che il modello lombardo possa continuare ad essere elemento di cambiamento per il Paese. Un modello che, all’avvicinarsi della scadenza elettorale, si è sottoposto ad un impegnativo “check up”, chiamando a raccolta gli oltre 250 tra studiosi e personalità del mondo economico, sociale culturale che hanno contribuito alla realizzazione di un impegnativo Rapporto di Legislatura, presentato dall’IReR.

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