Politica
lunedì 4 gennaio 2010
«Obama ha capito che la probabilità che leggi e ordine vengano difesi e applicati dipende anche dalla forza americana e dalla disponibilità a usare questa forza». Vittorio Emanuele Parsi, esperto di relazioni internazionali, interviene sui temi più caldi dello scenario politico estero: Iran, Afghanistan, lotta al terrorismo.
Partiamo dall’Iran. Lei ha scritto che un indebolimento del regime dall’interno è meno irrealistico oggi di quanto non fosse cinque mesi fa. Cosa sta accadendo?
Mi sembra chiaro il tentativo di chiudere una volta per tutte il colpo di stato da parte di Khamenei e Ahmadinejad iniziato la scorsa estate. Questo tentativo però ha sollevato l’opposizione di una parte importante della società iraniana. Ma un’opposizione così coriacea l’establishment al potere non se l’aspettava.
C’è però un’opposizione, basti pensare a Larijani, che non condanna la repressione.
Ma quando c’è un contrasto così radicale, le posizioni estreme “bruciano” le posizioni intermedie. È molto difficile a questo punto delle cose che nel movimento prevalga una posizione di mediazione, sia che nel regime possano prevalere le voci meno violente come quella di Larijani. Il movimento non vorrà più accettare qualcosa di meno di un sostanziale cambiamento di regime. Due soluzioni sono possibili: o una grande vittoria, oppure una tragedia.
Il 7 gennaio una missione dell’europarlamento sarà in Iran, accompagnata da forti polemiche: gli Usa si sono detti contrari, Frattini la sostiene. Qual è la sua valutazione?
Dipende tutto da chi si incontra. Andare in Iran e ottenere il diritto di vedere i leader studenteschi e dell’opposizione, e dare sostegno a chi sta combattendo pacificamente contro un regime violento, ha un senso politico. Certo richiede coraggio. Se invece fosse un’operazione che il regime riesce a trasformare a suo vantaggio, sarebbe controproducente. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, mi pare che l’amministrazione abbia provato in tutti i modi a dialogare con il regime, ma che ora abbia posto condizioni più precise.
Teheran non finirà per isolarsi ancor di più?
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Purtroppo, non è solo una questione americana, ma mondiale, penso che ogni governo occidentale democratico, debba vedere la cosa come propria, non scarichiamo sempre sugli americani il compito scomodo...non addossiamo ad Obama un responsabilità, che è di tutti...!!! Il terrorismo coinvolge tutti, america ed europa, ma purtroppo, tutta l'Europa, continua a mascherarsi dietro alle ridicole "missioni di pace", è ora di finirla, questa è una guerra aperta, ed è ora che la vediamo tutti come tale, anche se, le sinistre si oppongono, siamo in guerra e dobbiamo combatterla, con tutti i mezzi, perchè oggi è in afganistan, iran, iraq, domani sarà sotto il nostro portone di casa....!!! Percui, basta celarsi dietro l'ipocrisia di missioni di pace, non prendiamoci piu in giro assumiamoci tutti quanti la responsabilità e cominciamo a convincersi che nel mondo c'è una nuova guerra che coinvolge tutti....!!!
Ricordo ancora Obama quando disse che avrebbe teso la mano ma se non avesse ottenuto un serio dialogo avrebbe mostrato il pugno. Credo che gli Stati Uniti si siano molto indeboliti con la sua elezione. Questo pugno non l'ho ancora visto, ho solo sentito parole (oltretutto avvertire il nemico, affermando di voler colpire i terroristi in Yemen, mi sembra veramente ridicolo, un Presidente degli Stati Uniti l'avrebbe fatto e basta!) mentre il terrorismo islamico continua e l'Iran sta correndo verso la bomba atomica. Quali altre uccisioni aspetta Obama per intervenire?
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