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SCENARIO/ Una guerra civile da operetta, che potrebbe diventar tragedia...

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Il paragone più gettonato, a proposito di odio, è quello, secondo me abbastanza calzante, con le contrapposte curve di uno stadio, magari in occasione di un derby. L’inimicizia assoluta che ciascuna nutre nei confronti dell’altra è fuori discussione, le origini e la natura di questa inimicizia (lasciatevelo dire da uno che allo stadio ci va decoubertianamente a una bella festa dello sport) sono invece molto, molto più vaghe, così vaghe che gli altri, più temperati spettatori a un simile, prolungato gioco di guerra guardano con crescente indifferenza e fastidio, e anzi smettono di frequentare gli stadi perché cominciano a non sopportarlo più.

 

In parte, ma solo in parte, le cose stanno così anche in politica. È probabile, infatti, e qualche testimonianza in proposito viene pure da alcuni sondaggi, che sia in aumento il numero degli italiani poco propensi a partecipare, per dirla con Ferrara, alla parodia di guerra civile in corso; e disponibili, quindi, ad ascoltare con interesse e attenzione le ragioni di chi si provasse a rovesciare l’ordine del giorno e la gerarchia dei problemi. Ma è certo che nessuno si è sin qui provato realisticamente a farlo, probabilmente anche nella convinzione che il tentativo sarebbe comunque destinato al fallimento, anche perché i tifosi (e i capitifosi), dall’una e dall’altra parte, conoscono un gioco solo, questo, e sono tuttora abbastanza forti da mettere in scacco ogni tentativo di cambiarne regole e, se occorre, protagonisti.

 

Ora, si dà il caso che le riforme, se riforme sono, proprio a questo dovrebbero servire: a cambiare le regole così in profondità da gettare le basi di un gioco molto diverso da quello cui abbiamo assistito in questi anni o, per uscir di metafora, di una democrazia dell’alternanza finalmente matura, la cui posta siano il governo e prima ancora l’effettiva governabilità del Paese, non la rovina del nemico. È evidente, almeno a mio giudizio, che riforme siffatte non possono che essere condivise da uno schieramento il più ampio possibile. Ma ancora più evidente è che un simile schieramento può essere costruito solo sulla base di una profonda convinzione comune che è ora di cambiare risolutamente strada, perché le vie percorse nell’ultimo quindicennio non portano da nessuna parte. È lecito nutrire più di un dubbio sul fatto che una simile convinzione esista davvero, e che in campo ci siano forze consapevoli e determinate a sufficienza da imporle davvero. Quindi, il timore dell’ennesima, falsa partenza è legittimo. E legittima è anche la preoccupazione, perché il Paese difficilmente potrebbe sopportarla.

 

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COMMENTI
04/01/2010 - Chiarezza. (Alberto Pennati)

Non conosco i signori che hanno replicato al mio commento. Forse non mi sono spiegato a sufficienza. O forse c'è qualcuno che fa finta di non capire. Comunque, per chiarire, la sinistra ha moltissime responsabilità e nessun alibi per non aver risolto il conflitto di interessi. Ed è in malafede, perchè continua a stare dalla stessa parte di ex dipendenti statali (leggasi magistrati) che - tralascio qualsiasi commento su quanto fossero capaci ad esercitare la loro professione - non fanno altro che esasperare i toni, sperando che succeda l'irreparabile. Ecco, a queste persone, a chi le difende e le approva, suggerisco di cambiare Stato, perchè - come dicevo - di loro l'Italia non ha bisogno ed anzi ne fa volentieri a meno.

 
04/01/2010 - risposta a Pennati e Sonzogni (luca sormani)

vi lascio volentieri il normalissimo Belgio, la super normale Finlandia, l'ultra normale Inghilterra. Con tutti i suoi amabili difetti e con il bagaglio di pazienza lasciato da generazioni di santi, viva l'Italia. Quando avrete nostalgia, vi riaccoglieremo con un abbraccio.

 
04/01/2010 - risposta a A.Pennati (ivano sonzogni)

Condivido in parte le osservazioni del sig. Pennati: purtroppo la sinistra non è stata in grado di affrontare seriamente il problema del conflitto di interessi. Per quanto riguarda l'espatrio, vista la situazione dell'Italia, sarebbe un piacere trovare asilo politico in qualche stato normale.

 
04/01/2010 - Povera Italia! (Alberto Pennati)

E' diritto di chi ha vinto le elezioni governare? Sono disonesti coloro che invocano il conflitto di interessi e che quando erano al governo non hanno fatto nulla - volutamente - per risolverlo? E' una mascalzonata, dopo quello che è successo al Presidente del Consiglio, continuare a insistere sul fatto che Berlusconi è "da eliminare"? Se avete risposto no, vi consiglierei - insieme agli ex magistrati che danneggiano veramente l'Italia, perchè impediscono persino di dialogare - di fare le valigie e di espatriare, perchè qui non c'è bisogno di loro. Evidentemente le loro idee sono rimaste a qualche millennio fa.

 
04/01/2010 - E i conflitti di interessi? (ivano sonzogni)

Berlusconi, prima ancora del berlusconismo, è il peggiore problema della società italiana. Ogni riforma sarà indirizzata a vantaggio del proprietario della Fininvest, il piduista Berlusconi. Apprezzo la proposta di De Magistris: la democrazia ateniese si salvava talvolta con il sistema dell'ostracismo: proviamoci anche noi.

 
04/01/2010 - mamma mia che sguardo cupo! (luca sormani)

Non condivido il tono e il contenuto. Il paragone tra De Magistris e Brunetta è francamente fuori luogo e a volte gufare su tutto è un modo per poter dire, a cose fatte "visto? ve l'avevo detto!". Però questo non è lo scopo di un bel web quotidiano, ne, davvero, il momento. Come saluto e augurio per l'anno nuovo il refrain della canzone post terremoto: "non siamo così soli a immaginare un nuovo giorno in Italia". Se fallirà un tentativo, ne faremo un altro