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Politica

SCENARIO/ Una guerra civile da operetta, che potrebbe diventar tragedia...

Per fare le riforme occorre, secondo Paolo Franchi, cambiare decisamente strada. Ma è lecito dubitare che una simile convinzione esista davvero. E il il timore dell’ennesima, falsa partenza è purtroppo legittimo

senato_1R375.jpg (Foto)

Primo, archiviare la stagione dell’odio. Secondo, metter mano alle riforme, naturalmente condivise. A metterla così, solo degli irresponsabili , o dei De Magistris, o quanto meno dei Brunetta, possono non essere d’accordo. E io sono d’accordo, d’accordissimo, ci mancherebbe. Ma temo che la situazione sia un tantino più complicata. Non tanto da farci dimettere l’ottimismo della volontà. Ma abbastanza da indurci a non far cadere il pessimismo della ragione.

Ho i miei dubbi, per cominciare, che il Paese covi, e spesso sprigioni, un odio paragonabile, come pretendono alcuni, a quello che insanguinò gli anni Settanta. Come tutti o quasi i parallelismi storici (ma sarebbe più giusto dire: giornalistici) anche questo non sta letteralmente in piedi, se non per via del fatto che, oggi come allora, molti ritengono che l’unica soluzione possibile dei contrasti non consista in un ragionevole e onorevole compromesso, ma nella distruzione dell’avversario, o meglio del Nemico. Questo deprecabilissimo atteggiamento, però, che ha i suoi teorici, i suoi imbonitori e i suoi adepti (numerosi) tanto nella maggioranza quanto nell’opposizione, non produce né terrorismo né violenza diffusa, come avveniva negli anni di piombo, quanto piuttosto un clima gratuitamente rovente, e nello stesso tempo un po’ surreale.

Non mi succede troppo spesso di essere d’accordo con Giuliano Ferrara, ma trovo azzeccatissima la sua provocatoria definizione di quello che stiamo vivendo: una parodia di guerra civile combattuta a colpi di souvenir. Stiamo attenti, però: già all’inizio degli anni Novanta Norberto Bobbio ci ricordava che la nostra storia generalmente si dipana seguendo i canovacci della commedia dell’arte, ma all’improvviso, e senza che nessuno si renda esattamente conto di quanto sta capitando, trascolora in tragedia. È quel che è capitato, per restare ai tempi più recenti, con il tracollo della Prima Repubblica. È quello che, quasi vent’anni dopo, potrebbe capitare, in forme inedite, adesso. Pagammo allora, tutti insieme e con interessi paurosi, i costi dell’incapacità di autoriformarsi di una democrazia bloccata dall’assenza di alternative credibili. Potremmo pagare oggi o domani, tutti insieme e con interessi ancora più terrificanti, i costi del fallimento di un bipolarismo artificioso cui non sono bastati quindici anni e passa per liberarsi dal carattere assieme posticcio e selvatico che ha assunto sin dai suoi primi passi.


COMMENTI
04/01/2010 - Chiarezza. (Alberto Pennati)

Non conosco i signori che hanno replicato al mio commento. Forse non mi sono spiegato a sufficienza. O forse c'è qualcuno che fa finta di non capire. Comunque, per chiarire, la sinistra ha moltissime responsabilità e nessun alibi per non aver risolto il conflitto di interessi. Ed è in malafede, perchè continua a stare dalla stessa parte di ex dipendenti statali (leggasi magistrati) che - tralascio qualsiasi commento su quanto fossero capaci ad esercitare la loro professione - non fanno altro che esasperare i toni, sperando che succeda l'irreparabile. Ecco, a queste persone, a chi le difende e le approva, suggerisco di cambiare Stato, perchè - come dicevo - di loro l'Italia non ha bisogno ed anzi ne fa volentieri a meno.

 
04/01/2010 - risposta a Pennati e Sonzogni (luca sormani)

vi lascio volentieri il normalissimo Belgio, la super normale Finlandia, l'ultra normale Inghilterra. Con tutti i suoi amabili difetti e con il bagaglio di pazienza lasciato da generazioni di santi, viva l'Italia. Quando avrete nostalgia, vi riaccoglieremo con un abbraccio.

 
04/01/2010 - risposta a A.Pennati (ivano sonzogni)

Condivido in parte le osservazioni del sig. Pennati: purtroppo la sinistra non è stata in grado di affrontare seriamente il problema del conflitto di interessi. Per quanto riguarda l'espatrio, vista la situazione dell'Italia, sarebbe un piacere trovare asilo politico in qualche stato normale.

 
04/01/2010 - Povera Italia! (Alberto Pennati)

E' diritto di chi ha vinto le elezioni governare? Sono disonesti coloro che invocano il conflitto di interessi e che quando erano al governo non hanno fatto nulla - volutamente - per risolverlo? E' una mascalzonata, dopo quello che è successo al Presidente del Consiglio, continuare a insistere sul fatto che Berlusconi è "da eliminare"? Se avete risposto no, vi consiglierei - insieme agli ex magistrati che danneggiano veramente l'Italia, perchè impediscono persino di dialogare - di fare le valigie e di espatriare, perchè qui non c'è bisogno di loro. Evidentemente le loro idee sono rimaste a qualche millennio fa.

 
04/01/2010 - E i conflitti di interessi? (ivano sonzogni)

Berlusconi, prima ancora del berlusconismo, è il peggiore problema della società italiana. Ogni riforma sarà indirizzata a vantaggio del proprietario della Fininvest, il piduista Berlusconi. Apprezzo la proposta di De Magistris: la democrazia ateniese si salvava talvolta con il sistema dell'ostracismo: proviamoci anche noi.

 
04/01/2010 - mamma mia che sguardo cupo! (luca sormani)

Non condivido il tono e il contenuto. Il paragone tra De Magistris e Brunetta è francamente fuori luogo e a volte gufare su tutto è un modo per poter dire, a cose fatte "visto? ve l'avevo detto!". Però questo non è lo scopo di un bel web quotidiano, ne, davvero, il momento. Come saluto e augurio per l'anno nuovo il refrain della canzone post terremoto: "non siamo così soli a immaginare un nuovo giorno in Italia". Se fallirà un tentativo, ne faremo un altro