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SCENARIO/ Berlusconi in esilio, l'ultimo dei flop a firma De Magistris

martedì 5 gennaio 2010

Dunque, è stata semplicemente una provocazione. L’euro-onorevole nonché magistrato Luigi De Magistris, visto il quarantotto provocato dalle sue sparate anti-premier («l’unico lodo possibile per Berlusconi è consentirgli di espatriare»), ha corretto rapidamente il tiro. Era una provocazione, ha rettificato. Un giochino facile: si va all’attacco, si vede l’effetto che fa, poi ci si regola. Se la cosa funziona, avanti; se invece scricchiola, dietrofront.

Chi conosce il giudice napoletano, non se ne stupisce. De Magistris ha impostato così tutta la sua carriera togata. Ha aperto fascicoli, inquadrato i bersagli, ed è andato alla carica. Inchieste che finivano come la neve di questi giorni: sciolte al primo sole. Intanto però sollevavano clamore, creavano «buoni» e «cattivi», e soprattutto mettevano nel mirino politici, imprenditori e «colletti bianchi» in modo da garantire la copertura mediatica. E lui poteva costruirsi la fama del castigamatti incompreso, perseguitato, vittima del sistema che voleva combattere. Far fuori il nemico per prenderne il posto. Tattica ora sublimata in un remunerativo seggio al parlamento europeo, e nella consacrazione a nuovo idolo di Grillo, Santoro, Di Pietro.

Dal 1996 De Magistris si è occupato di reati contro la pubblica amministrazione, e nessuno dei suoi indagati è mai stato condannato per reati amministrativi. Inchiesta su presunti abusi e violenze su anziani ospiti di una struttura sanitaria privata: 11 processi, 21 indagati, tutti prosciolti.
Indagine su presunte irregolarità nella costruzione del Palazzo di giustizia di Catanzaro: tutti prosciolti, richiesta di appello respinta.

Fascicolo sulla madre di una collega: archiviato. Indagine sul marito di un’altra collega: idem.
Sequestro di un villaggio turistico: 18 indagati, stop ai lavori per quattro anni, perdita dei finanziamenti, tutti prosciolti con lode per la «condotta corretta e trasparente». L’avvocato Massimo Di Noia, legale di Di Pietro, è arrivato a chiedere provvedimenti giudiziari contro De Magistris, soprannominato nel tribunale calabro «Gigineddu flop».

 

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