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SCENARIO/ Amicone: un consiglio per diventare un Paese normale

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I difensori dello status quo dicono che la condizione per qualsiasi riforma della giustizia sia il rispetto dell'attuale quadro di equilibrio dei poteri previsto dalla Costituzione. Equilibrio dei poteri?

Non c'è ordine giudiziario al mondo che goda di un'autonomia e di una indipendenza pari a quelle di cui gode la magistratura italiana. E non c'è paese al mondo in cui, come in Italia - grazie anche a un sistema dove l'organo costituzionale di autocontrollo dei magistrati sottoposto alle logiche corporative dei controllati i magistrati non rispondano dei loro eventuali errori e manchevolezze gravi.

Ciononostante si continua a rappresentare il pericolo di una sottomissione del potere giudiziario a quello politico. La realtà che si è squadernata davanti agli occhi degli italiani negli ultimi quindici anni documenta esattamente l'opposto.

Impugnando in maniera arbitraria la norma costituzionale dell'obbligatorietà dell'azione penale, si sono visti magistrati che si sono distinti per una discrezionalitàeccezionale. Prova ne è l'utilizzo disinvolto della carcerazione preventiva, l'uso delle intercettazioni e dei giornalisti amici per divulgare atti giudiziari, l'istruzione delle gogne mediatiche e dei processi televisivi.

Ma la legge non è uno strumento di lotta sociale, non è l'esercizio di un consenso, non è la ricerca di una giustizia sostanziale. Legge è rispetto delle norme, delle forme e delle procedure giuridiche. E inoltre è rispetto delle prerogative degli altri poteri, esecutivo e legislativo, che da anni si trovano invece sotto il costante attacco di inchieste, sentenze e iniziative giudiziarie tese a scardinare i principi fondanti ogni democrazia.

Il risultato di questa situazione è che, nonostante una maggioranza silenziosa di magistrati si sia applicata alle proprie funzioni con onestà e lontano dai protagonismi e dalle luci della ribalta, la giustizia italiana è caduta nel sospetto a causa di una minoranza che ha operato per procurarsi visibilità e carriere all'ombra della politica.

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COMMENTI
07/01/2010 - la Ragione è la normalità (Gianmario Gatti)

gent dr. Amicone, la normalità che lei chiede è di stampo ottocentesco; un pò datata quindi e risorgimentale.1) la normalità passa, oggi, nell'estendere la sovranità del popolo oltre la politica anche all'ambito giudiziario, sul modello del common law, con l'elezione degli organi giudiziari e un ruolo effettivo delle giurie popolari. 2) Di fatto poi, la normazione non è più dei parlamenti nazionali ma degli organi sovranazionali e transnazionali, con la relativa questione di deficit democratico, appunto.3) Allora occorre rinforzare un federalismo regionale (e nazionale rispetto alla sovranazionalità)che permetta un contesto di sussidiarietà sociale e costituisca una barriera alla separabilità e divisibilità dei diritti individuali.4)Perciò la normalità è: "occorre che l'eroico diventi quotidiano e il quotidiano eroico"; cioè la legge (di fonte politica o giudiziaria) risponda a ciò che è:la legge è ordinamento della ragione promulgata da colui che ha cura della comunità (S.Tommaso)e perciò essa stessa sia norma normata cioè risponda alle pretese della verità e della realtà.5)E' da paese normale (che significa misura dell'azione)quel Paese che ri-conosce la sua tradizione; la tradizione occidentale è fondata sulla Ragione come processo potenzialmente auo-correttivo della conoscenza (A.Glendon).6) E' su questo tema che purtroppo la politica non c'è (anche se la sinistra c'è meno della destra)per uscire dal piccolo cabotaggio. speriamo nelle "minoranze creative". Cordialità.