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SCENARIO/ Amicone: un consiglio per diventare un Paese normale

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L'attività parlamentare sta per riprendere - neanche a dirlo - all'insegna del dibattito sulla giustizia. Sia i provvedimenti sul legittimo impedimento (Lodo Alfano costituzionale), sia il processo-breve sono calendarizzati. Il primo alla Camera e il secondo a palazzo Madama.

Ciò che non ancora chiaro (considerato che già in abbrivio del 2009 il ministro Alfano aveva preannunciato una riforma della giustizia) se si perderà un altro anno a rincorrere pannicelli caldi o se finalmente esiste davvero, nella testa di chi governa e sul tavolo della politica, un quadro di riforma complessiva, ampia, condivisa.

Chiaro che i dipietristi si attesteranno su una opposizione a oltranza a qualunque provvedimento garantisca il rinvio dei processi a carico dell'attuale Presidente del Consiglio. Chiaro che i legulei che campano e campano bene - sugli scranni parlamentari, nelle televisioni, nei giornali specializzati in manette e in una vasta produzione libraria fatta di copia-incolla degli atti dei tribunali, faranno le barricate.

Ma il governo possiede una tale maggioranza in Parlamento che sarebbe imperdonabile se anche quest'anno sprecasse la sua attività a inseguire i rivoli di mille polemiche e perdesse di nuovo l'occasione di riformare l'ordine giudiziario.

Sono quindici anni che il tema giustizia inchiodato alla figura di Silvio Berlusconi, ai suoi processi e alla presunzione che nulla, o quasi nulla, debba cambiare nell'amministrazione del potere giudiziario in Italia per non favorire il Caimano.

Il fatto che durante questi anni, accanto a personaggi che hanno fatto fortuna alle spalle della giustizia, la fiducia dei cittadini nella magistratura scesa ai minimi storici e l'ordinamento giudiziario stato scosso dalle fondamenta. Dall'ansia di protagonismo di alcuni magistrati, dal venir meno di regole e garanzie processuali, dal cortocircuito che si creato tra informazione e organi giudiziari.

 

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COMMENTI
07/01/2010 - la Ragione è la normalità (Gianmario Gatti)

gent dr. Amicone, la normalità che lei chiede è di stampo ottocentesco; un pò datata quindi e risorgimentale.1) la normalità passa, oggi, nell'estendere la sovranità del popolo oltre la politica anche all'ambito giudiziario, sul modello del common law, con l'elezione degli organi giudiziari e un ruolo effettivo delle giurie popolari. 2) Di fatto poi, la normazione non è più dei parlamenti nazionali ma degli organi sovranazionali e transnazionali, con la relativa questione di deficit democratico, appunto.3) Allora occorre rinforzare un federalismo regionale (e nazionale rispetto alla sovranazionalità)che permetta un contesto di sussidiarietà sociale e costituisca una barriera alla separabilità e divisibilità dei diritti individuali.4)Perciò la normalità è: "occorre che l'eroico diventi quotidiano e il quotidiano eroico"; cioè la legge (di fonte politica o giudiziaria) risponda a ciò che è:la legge è ordinamento della ragione promulgata da colui che ha cura della comunità (S.Tommaso)e perciò essa stessa sia norma normata cioè risponda alle pretese della verità e della realtà.5)E' da paese normale (che significa misura dell'azione)quel Paese che ri-conosce la sua tradizione; la tradizione occidentale è fondata sulla Ragione come processo potenzialmente auo-correttivo della conoscenza (A.Glendon).6) E' su questo tema che purtroppo la politica non c'è (anche se la sinistra c'è meno della destra)per uscire dal piccolo cabotaggio. speriamo nelle "minoranze creative". Cordialità.