Politica
sabato 9 gennaio 2010
Sia Fini che Napolitano - durante la cerimonia in memoria di Enrico De Nicola, nel cinquantenario della sua scomparsa - hanno evidenziato l’esigenza di una rinnovata coesione nazionale. Si tratta di un invito che fa eco a quello fatto dallo stesso Presidente Napolitano durante il suo discorso di fine anno in occasione del quale aveva già avuto modo di ribadire la necessità di «perseverare nell'impegno per una maggiore unità della nazione», requisito essenziale per avviare quelle riforme economiche, sociali ed istituzionali che «non possono essere ancora tenute in sospeso, perché da esse dipende un più efficace funzionamento dello Stato al servizio dei cittadini e dello sviluppo del Paese».
Gli ultimi mesi dell’anno appena trascorso sono stati certamente incandescenti da un punto di vista politico. Tuttavia, fatte salve pochissime eccezioni, i temi dell’agenda politica affrontati sono apparsi troppo lontani dai veri problemi del Paese e, soprattutto, poco orientati verso il bene comune. In particolare, sul piano delle riforme è mancato (e sembra ancora mancare, nonostante i buoni propositi) una vera condivisione dei valori di fondo alla base di una sana democrazia. A partire da quella consapevolezza, richiamata anche da Benedetto XVI nella Caritas in Veritate, che «lo sviluppo dei popoli dipende soprattutto dal riconoscimento di essere una sola famiglia, che collabora in vera comunione ed è costituita da soggetti che non vivono semplicemente l’uno accanto all’altro».
Dopo l’ormai nota bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale, si sono susseguiti attacchi violenti al testo costituzionale e, in definitiva, a quel sistema di pesi e contrappesi in esso delineato. Un sistema, peraltro, già soggetto a numerose e a volte non condivisibili distorsioni che ne hanno in parte snaturato il senso. Sarebbe sin troppo semplice ricordare le continue frizioni, specie in relazione all’esercizio della funzione legislativa, tra Governo e Parlamento o l’incapacità di quest’ultimo a svolgere una vera e rigorosa attività di indirizzo politico nei confronti dell’esecutivo. L’impressione è che si voglia sempre più ridefinire in via di fatto un sistema democratico che, con i suoi limiti e i suoi pregi, ha garantito all’Italia quel futuro in cui oggi viviamo.
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