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REVIVAL/ 1. La "strana coppia" Bossi-Di Pietro fa resuscitare l'Ulivo e la Casa della Libertà?

Pubblicazione:venerdì 1 ottobre 2010

berlusconi_bersani_R400_4ott10.jpg (Foto)

Il governo ha dato buona prova, la fiducia delle Camere è tra le più ampie della storia repubblicana, eppure abbiamo assistito a un “harakiri” collettivo. La legislatura affonda perché è fallito il presupposto che era stato alla base della sua nascita: la prospettiva del bipartitismo su cui avevano puntato sia Berlusconi sia Veltroni. In realtà essi stessi lo hanno minato in partenza non avendo avuto la forza di procedere con coerenza e lasciando “licenza di ucciderlo” da un lato a Bossi e dall’altro a Di Pietro.

 

Sin dall’inizio la Lega e l’Idv si sono avventati sull’alleato per minarne l’egemonia ed aggredendolo elettoralisticamente. La stessa volgarità, aggressività ed estremizzazione di Bossi e Di Pietro non sono gaffes dovute al loro ostentato primitivismo. Il “romani porci” e “lo stupratore di democrazia” sono speculari e rispecchiano il comune disegno di non avere partiti-guida e cioè sono pugni sul tavolo con cui si sottolinea il proprio protagonismo ed il fallimento dell’ambizione bipartitica di Pd e Pdl. Berlusconi e Bersani debbono subirli, fanno finta di niente ed intanto Lega e Idv crescono a loro danno.

 

La legislatura nata bipartitica è travolta dal fatto che i due principali schieramenti sono tornati ad essere un sistema di coalizioni caratterizzate dall’affannosa ricerca dei miniconsensi: da un lato Mpa, dall’altro Ferrero e Diliberto.

 

Si tratta ora di vedere se il fallimento del bipartitismo si tradurrà nel ritorno al bipolarismo – “nuova Cdl” e “nuovo Ulivo” – oppure si sono create le condizioni di un “terzo polo” determinante in almeno una delle Camere. In quest’ultimo caso assisteremmo al paradosso di una campagna elettorale con entrambi i leader, del Pd e del Pdl, con il nome sulle schede elettorali candidati come premier e destinati, nella migliore delle ipotesi, a fare il ministro degli Esteri secondo la migliore tradizione democristiana. E’ il segno dell’ingorgo istituzionale a causa del sovrapporsi contraddittorio tra Prima e Seconda Repubblica, tra Costituzione “formale”, “materiale” e “di fatto”.

 

 

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