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REVIVAL/ 2. Se la querelle Berlusconi-Fini fa rimpiangere quei "mascalzoni" della Prima repubblica

Pubblicazione:venerdì 1 ottobre 2010

berlusconi_tremontiR400_4ott10.jpg (Foto)

Non è stato un bello spettacolo il dibattito sul voto di fiducia alla Camera dei deputati, e al Senato, chiesto dal Governo di Silvio Berlusconi. Non abbiamo nessuna voglia di essere irriverenti, impolitici o qualunquisti, ma guardando e ascoltando, si coglie sempre qualche cosa di stonato e di grossolano, che non riguarda solo una parte, ma l'insieme.

Sarà forse perché siamo stati condizionati dal dibattito politico estivo sui giornali,  dove il nocciolo della questione era "l'affare Tulliani", la casa di Montecarlo e l'imbarazzante posizione del presidente di Montecitorio, Gianfranco Fini.

Mettendosi nei panni di un telespettatore, che mercoledì guardava la "diretta" su Sky Tg24 o su alcuni giornali on line come IlSussidiario.net, non si poteva non rilevare una prima stonatura tra il Presidente della Camera, che dirigeva, con voce stentorea, il dibattito, e il Presidente del Consiglio che elencava i punti per la ripartenza del suo governo.

Intendiamoci, nessuno ha intenzione di cacciare qualcuno dal posto che gli spetta. Ma la rissa estiva nel Popolo della Libertà, tra Fini e Berlusconi, la nascita di una corrente dissidente "Futuro e Libertà", che presto (martedì prossimo?) dovrebbe diventare un nuovo partito, e la sequenza di contumelie intorno all'appartamento di Montecarlo e ai dettagli finanziari caraibici, non erano di certo lo sfondo migliore per un dibattito parlamentare che concludeva la fine della vacanze politiche.

Se si voleva allontanare ancora qualcuno dalla politica, e consegnarlo magari al "comico Grillo", con il dibattito a Montecitorio, ci si è riusciti alla grande.

 

 

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