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FAMIGLIA/ Un quoziente per il governo (se vuol dirsi riformista)

Pubblicazione:giovedì 14 ottobre 2010

Famiglia_Mani_RaggrinziteR375.jpg (Foto)

Ma la politica italiana quanto aiuta la famiglia? Quante risorse, energie e progettualità vi dedica?

La domanda non è peregrina in tempi di convalescenza post crisi economica, specie in un paese dove il welfare pubblico è lacunoso e l’osmosi tra famiglia e impresa, in molti territori a forte connotazione di lavoro autonomo, è fortissima. A La Stampa ce lo siamo chiesti in fase di rendicontazione del midterm del governo Berlusconi.

Ne abbiamo tratto alcune considerazioni credo interessanti. Di «Famiglia» il premier se ne occupa diffusamente nel programma di governo 2008. È dunque lo stesso futuro governo a conferire centralità alla dimensione familiare.

Secondo i calcoli della fondazione David Hume di Luca Ricolfi, elaborati sulle serie storiche dell’Isae, dal 2000 ad oggi la quota di famiglie in difficoltà però è in forte aumento, nonostante le buone intenzioni. Erano il 9,4% all’inizio del millennio, nei primi 9 mesi del 2010 sono salite al 16,2%.

Il trend statistico dimostra che si sta erodendo il grasso accumulato nel trentennio ’60-’80: la nazione più risparmiosa del mondo da qualche lustro lo è di meno, specie nei nuovi nuclei costretti ad appoggiarsi al welfare sostitutivo dei nonni e dei genitori.


 


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COMMENTI
14/10/2010 - Quoziente familiare (salvatore mereu)

Qualcuno ogni tanto parla del quoziente familiare. Di sicuro non lo scordano le migliaia di famiglie che si trovano in questa condizione. In sardegna abbiamo il triste primato di regione col più basso tasso di natalità. In Italia, e quindi nel mondo. Dove sono quei politici "amici" che parlano di famiglia in campagna elettorale? Hanno paura che Berlusconi gli faccia bau bau e sono spaventati? (Finché non torniamo alle preferenze o alle primarie la nostra opinione è solo consultiva!) Salvatore Mereu, Cagliari