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DIBATTITO/ 6. Del Debbio: la svolta liberale è fallita, ma il '94 rimane...

PAOLO DEL DEBBIO interviene nel dibattito de IlSussidiario.net sulle riforme mancate, aperto dall'editoriale di Giorgio Vittadini. Sono intervenuti: Panebianco, Pansa, Folli, Sapelli e Violante

BerlusconiFestaPdlR400.jpg (Foto)

L’editoriale di Giorgio Vittadini pone dei problemi reali, non inventati. In buona sostanza Vittadini si chiede se Berlusconi e il suo governo vogliono veramente la rivoluzione liberale annunciata oppure no. Si chiede anche se ne siano in grado.

Occorre, secondo noi, riflettere su un dato: se non ci fosse stato Berlusconi, in Italia, chi avrebbe inserito nel dibattito politico, la prospettiva liberale non come una cultura politica residuale, ma come la cultura politica attorno alla quale far ruotare il dibattito politico?

Ci ricordiamo tutti che prima del ’94 di liberalismo ne parlavano alcuni intellettuali isolati ed emarginati? Ci ricordiamo che parlare di liberalismo nel dibattito politico fino al ’93 sembrava una questione di circoli intellettuali inglesi e che quindi si poteva attuare solo intorno alle 17 del pomeriggio, cioè solo all’ora del thé?

Nessuno può disconoscere questo ruolo fondamentale che Berlusconi ha avuto di “sdoganare” il verbo liberale in Italia e di introdurlo nel dibattito politico come tema dominante.
Chi non ricorda un ispirato D’Alema che anni fa in visita alla city londinese sostenne che ormai non potevamo tutti non dirci liberali?

Si tramanda che Antonio Martino in un aeroporto di Roma incontrando Sergio Ricossa e venendo a sapere che avrebbero dovuto prendere l’unico volo disse al collega torinese che sarebbe stato meglio che fossero partiti a due orari diversi perché, nel caso in cui l’aereo fosse precipitato, sarebbero morti gli unici due liberisti italiani. L’apologo martiniano rappresenta bene la situazione che ha caratterizzato l’Italia per lunghi decenni.

 


 

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