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SCENARIO/ 2. Pecorella (Pdl): altro che giustizia, il problema è lo "schema" Bongiorno-Ghedini

La riforma della giustizia sembra uno dei punti in cui la maggioranza rischia di incagliarsi. Ma, spiega GAETANO PECORELLA, esiste una questione più pericolosa per il governo

Tribunale_Banco_FascicoloR400.jpg (Foto)

«L’inchiesta relativa alla compravendita dei diritti Mediaset è solo l’ultimo capitolo di una persecuzione che va avanti da anni e che, a mio parere, è paragonabile soltanto a quella subita da Craxi. È evidente, infatti, che la procura di Roma ha convocato il Presidente del Consiglio a dieci giorni dalla prescrizione con il solo scopo di rinviarla. In questo modo si tiene il premier sulla “graticola”, pur sapendo che il reato si prescriverà». Gaetano Pecorella, parlamentare Pdl, per anni avvocato difensore del premier, commenta così l’ultima notizia che ha riacceso lo scontro tra politica e magistratura.


Tempo fa lei aveva auspicato un “armistizio” tra politica e giustizia che sembra ancora lontano. Se alla magistratura rimprovera una deriva persecutoria, che colpe ha secondo lei la politica?

Di certo gli attacchi che hanno investito la magistratura, la quale, nel suo complesso, non merita di essere apostrofata con gli aggettivi che sono stati usati. C’è una magistratura d’assalto, di cui tutti abbiamo conosciuto gli obiettivi e le modalità e c’è una magistratura che lavora serenamente e che merita rispetto. È un’istituzione a cui dobbiamo la fine del terrorismo e i grandi risultati ottenuti nella lotta alla criminalità organizzata.


Il tema giustizia resta caldo e tiene alta la tensione all’interno della maggioranza. Fini, secondo i giornali, sarebbe addirittura pronto a passare all’appoggio esterno se dovesse arrivare sul tavolo del prossimo Consiglio dei Ministri una proposta di riforma “indigeribile” per i finiani. Quale accordo è realmente possibile tra Pdl e Fli?


Le riforme costituzionali proposte da Berlusconi alla Camera sono del tutto in linea con le idee del Popolo della Libertà e su quelle su cui è nata Forza Italia. La stessa Alleanza Nazionale ebbe a votare l’ordinamento giudiziario che aveva in embrione la separazione delle carriere attraverso l’obbligo di una scelta definitiva dopo i primi 5 anni di esercizio della funzione. Da questo passaggio deriverebbe quasi automaticamente la separazione in due Csm (o in due sezioni di un unico Csm). Per quanto riguarda poi la responsabilità dei giudici, credo che sia un’esigenza innegabile, perché è la sola categoria di professionisti che può sbagliare senza avere nessuna conseguenza seria, ad esempio sul piano del risarcimento del danno.


Le cose sembrano semplici se si parla di separazione delle carriere, si complicano quando si inizia a parlare di “processo breve”…

Continua


COMMENTI
24/10/2010 - Meglio tardi che mai (Franco Labella)

Bisogna dare atto all'avvocato Pecorella di aver fatto due affermazioni non esattamente diffuse all'interno del suo partito: che la politica basate sulle persone anzichè sulle idee non porta lontano soprattutto su questioni controverse come la riforma della giustizia e l'altra, ancor più importante, che la attuale legge elettorale espropria (con buona pace delle convinzioni in senso contrario espresse dal collega Sangiani) i cittadini dell'essenziale diritto di scelta dei propri rappresentanti. Siccome le valutazioni di Pecorella, a mio parere, vengono da lontano, magari anche dalle sue posizioni politiche di origine, non esattamente congruenti con quelle attuali, ci si chiede e si chiede all'onorevole del Pdl se non si trova un po' a disagio nel suo attuale partito. O per lo meno se non trova che sarebbe necessario modificare profondamente teoria e prassi del suo partito. Finisce,insomma, che il "traditore" Fini qualche ragione ce l'ha avuta nel compiere le scelte che ha compiuto. O no, onorevole Pecorella?

 
20/10/2010 - voto unico di preferenza (attilio sangiani)

il referndum proposto da Mario Segni approvò la "prefernza unica" per combattere la strapotenza delle segreterie dei partiti,che sostenendo un gruppo di prerenze vanificavano le scelte più libere degli elettori. Con la preferenza unica,però,soprattutto nelle regioni dominate dalla criminalità organizzata,si corre il rischio di mandare in Parlamento elementi contigui alla criminalità stessa. Forse è meglio lasciare alle segreterie,(sulle quali i cittadini che desiderano "contare" anche nella scelta delle persone da mandare in Parlamento, e non solo del candidato Premier, possono influire militando nei partiti ) la responsabilità della selezione. Agli elettori rimane,comunque,la valutazione finale e globale sulla linea e sulle scelte dei partiti in lizza. Ovviamente non esiste un sistema elettorale "perfetto".