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SCENARIO/ 2. Pecorella (Pdl): altro che giustizia, il problema è lo "schema" Bongiorno-Ghedini

Pubblicazione:lunedì 18 ottobre 2010

Tribunale_Banco_FascicoloR400.jpg (Foto)

Guardi, il problema non riguarda soltanto Fini e i finiani, ma in primo luogo il Pdl. Questa politica fatta di persone, anziché di idee per cui due si mettono d’accordo e il resto del partito deve accettare e votare le proposte a scatola chiusa non può funzionare. Da tempo, purtroppo, le proposte di legge nascono come funghi senza che ci sia un dibattito precedente. In questo modo è inevitabile che la maggioranza si incagli. È successo riguardo sulle intercettazioni telefoniche, poi con il processo breve... Andare avanti a testa bassa per poi sbattere la testa contro un muro, come purtroppo fa qualcuno nel Pdl, è politicamente la cosa meno intelligente da fare.

 


Come si migliora il dialogo nel partito?


All’interno del Pdl c’è un organismo, la Consulta della Giustizia. Non si può pensare che questi dieci tecnici, peraltro tutti avvocati, possano decidere tutto. Il dibattito andrebbe portato avanti nelle sedi naturali che un partito dovrebbe avere, un’assemblea dove coloro che sono interessati all’argomento possano portare le loro opinioni. Naturalmente alla fine deve prevalere una maggioranza e la minoranza deve adeguarsi. Questo il metodo democratico.


Se l’accordo sulla giustizia sfuma che prospettive si aprono?


Io resto convinto dell’idea che il nodo da sciogliere non sia la giustizia, ma la legge elettorale. Il Paese non ama questa legge che mette in disparte la democrazia, negando al cittadino la possibilità di scegliere i propri rappresentanti. Se non affronteremo noi il punto c’è il rischio concreto di una rottura e di una nuova formazione centrista che sia in grado di far nascere un governo tecnico per cambiare la legge e per mettere fine a questa legislatura.

(Carlo Melato)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
24/10/2010 - Meglio tardi che mai (Franco Labella)

Bisogna dare atto all'avvocato Pecorella di aver fatto due affermazioni non esattamente diffuse all'interno del suo partito: che la politica basate sulle persone anzichè sulle idee non porta lontano soprattutto su questioni controverse come la riforma della giustizia e l'altra, ancor più importante, che la attuale legge elettorale espropria (con buona pace delle convinzioni in senso contrario espresse dal collega Sangiani) i cittadini dell'essenziale diritto di scelta dei propri rappresentanti. Siccome le valutazioni di Pecorella, a mio parere, vengono da lontano, magari anche dalle sue posizioni politiche di origine, non esattamente congruenti con quelle attuali, ci si chiede e si chiede all'onorevole del Pdl se non si trova un po' a disagio nel suo attuale partito. O per lo meno se non trova che sarebbe necessario modificare profondamente teoria e prassi del suo partito. Finisce,insomma, che il "traditore" Fini qualche ragione ce l'ha avuta nel compiere le scelte che ha compiuto. O no, onorevole Pecorella?

 
20/10/2010 - voto unico di preferenza (attilio sangiani)

il referndum proposto da Mario Segni approvò la "prefernza unica" per combattere la strapotenza delle segreterie dei partiti,che sostenendo un gruppo di prerenze vanificavano le scelte più libere degli elettori. Con la preferenza unica,però,soprattutto nelle regioni dominate dalla criminalità organizzata,si corre il rischio di mandare in Parlamento elementi contigui alla criminalità stessa. Forse è meglio lasciare alle segreterie,(sulle quali i cittadini che desiderano "contare" anche nella scelta delle persone da mandare in Parlamento, e non solo del candidato Premier, possono influire militando nei partiti ) la responsabilità della selezione. Agli elettori rimane,comunque,la valutazione finale e globale sulla linea e sulle scelte dei partiti in lizza. Ovviamente non esiste un sistema elettorale "perfetto".