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LODO ALFANO/ Così l’emendamento salva-Berlusconi allontana la riforma

PAOLO TOSONI commenta il voto in Commissione Affari costituzionali che ha portato all'approvazione della retroattività del Lodo Alfano

Giustizia_SemaforoR400.jpg (Foto)

Il Presidente Napolitano alcuni giorni fa ha auspicato che si possa rendere più celere l’amministrazione della giustizia nel nostro Paese, perché la lunghezza dei processi mortifica da troppo tempo la domanda di giustizia dei cittadini ed espone continuamente l’Italia alle sanzioni della Comunità Europea: invitando, pertanto, chi ha responsabilità politiche a cercare una strada per affrontare e possibilmente risolvere il problema, anche facendo scelte coraggiose.

Una prima evidenza è che ci sono almeno due pre-condizioni perchè si possa parlare di riforme: la prima, elementare, che questa legislatura prosegua fino alla sua scadenza naturale e non è affatto scontato; la seconda, che il Premier possa continuare a godere di una protezione rispetto ai processi che lo riguardano, altrimenti non potrà certo dedicarsi ed essere punto di riferimento per una riforma della giustizia.

Che la mancanza di un filtro tra il potere politico e quello giudiziario, sia una delle principali cause del conflitto cui assistiamo da anni che impedisce ogni tentativo riformatore, l’abbiamo già ribadito più volte; che in tanti anni non si abbia avuto il coraggio di riproporre in termini più adeguati l’immunità parlamentare abolita nel 1993, o un lodo costituzionale per le alte cariche dello Stato, cercando sempre delle scorciatoie improponibili, è uno degli errori più gravi che ha portato Governo e maggioranza all’attuale difficoltà in cui si trova ad agire.

Questo problema, quindi, deve trovare una soluzione: l’emendamento al lodo Alfano approvato ieri in Commissione Affari Costituzionali, in base al quale "i processi nei confronti del presidente della Repubblica o del presidente del Consiglio, anche relativi a fatti antecedenti l'assunzione della carica, possono essere sospesi con deliberazione parlamentare", va sicuramente nella direzione di evitare il rischio che la Consulta il 14 dicembre possa dichiarare incostituzionale l’attuale lodo provvisorio, mettendo il Premier in una posizione di sicuro imbarazzo.
  

 

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