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LODO ALFANO/ Così l’emendamento salva-Berlusconi allontana la riforma

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Ancorché ci siano le premesse per un proseguimento della legislatura e si sia trovata la giusta soluzione per garantire l’indipendenza del potere legislativo rispetto all’azione della magistratura nei confronti del suo principale rappresentante, non è comunque facilmente immaginabile come si possa mettere mano a una riforma così delicata come quella della giustizia, in un clima sempre più  avvelenato, dove ogni parte in causa non recede rispetto alle proprie posizioni, avendo evidentemente più a cuore il proprio interesse di parte rispetto al bene comune, continuamente frustrato da una giustizia che non funziona.

Per rendere più celere il processo penale, ad esempio, come sollecitato dal Capo dello Stato, si è portato avanti un disegno di legge, quello sul c.d. processo breve che, senza un adeguamento della macchina processuale in termini di riforma degli istituti del rito più macchinosi e di un robusto finanziamento straordinario per aumentare le risorse umane e strumentali del tutto carenti, avrebbe paradossalmente l’effetto di una maggiore incapacità di giungere al termine dei processi stessi; non solo: si è prevista una norma transitoria, che di fatto è un’amnistia mascherata per reati fino a dieci anni di reclusione, assolutamente inaccettabile. Eppure, di fronte a queste critiche più che sensate, la parte proponente è rimasta sorda e irremovibile.

In una recente intervista il Ministro Alfano ha dichiarato che il Governo è intenzionato a procedere alla riforma costituzionale della giustizia e parrebbe momentaneamente accantonato il disegno sul processo breve: su alcuni punti della medesima, quali la separazione delle carriere, la conseguente riforma del CSM e la responsabilità dei magistrati pare difficile non ipotizzare reazioni molto dure da parte dell’opposizione, dell’ANM e di una parte della stessa maggioranza; oltre al fatto che queste riforme non risolvono il principale problema di cui soffre il sistema giustizia, ossia la sua cronica lentezza e inefficienza.

Si capisce, pertanto, come la riforma della giustizia dovrebbe essere completa e organica, per poter rendere più seria, attendibile e efficiente l’azione giudiziaria; ciò presuppone, inevitabilmente, almeno una condivisione da parte delle varie componenti del Legislatore di alcuni criteri di fondo cui ispirare una riforma così ambiziosa e necessaria per il nostro Paese: condivisione che, allo stato, è all’evidenza molto lontana, se non impossibile.
  

 

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