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Politica

DIBATTITO/ 7. Buttiglione: Berlusconi e quella rivoluzione mancata

Rocco Buttiglione (Imagoeconomica)Rocco Buttiglione (Imagoeconomica)


Il terzo motivo è una concezione muscolare della politica chiamata bipolarismo per la quale ogni accordo con l’avversario in nome del bene comune è diffamato come inciucio e si cerca di vincere a qualunque costo, anche usando la calunnia, la diffamazione, la menzogna come arma di lotta politica. Non è così che si fanno le riforme.

Il quarto motivo è che molte riforme si fanno contemporaneamente a Roma e a Bruxelles e l’Europa per tutto il tempo del primo mandato di Barroso è stata ferma, presa dal problema del rifiuto popolare della Costituzione e della formulazione e approvazione del trattato di Lisbona.

Adesso però l’Europa si rimette in movimento, ma l’Italia è troppo distratta da altre cose per dire la propria e fare sentire una voce autorevole. La crisi dello stato assistenziale l'abbiamo in comune con tutta l’Europa.

Non siamo più in grado di finanziare i sistemi di welfare che abbiamo costruito. Dobbiamo costruire nuovi sistemi di protezione sociale ancorati non più al rapporto stato-cittadino ma a quello persona-società con un ruolo solo sussidiario dello stato. Non sembra essere questo il cammino della nostra tormentata riforma federale.

È però difficile fare la riforma del welfare senza una contemporanea riforma  fiscale. Nel momento in cui si chiede alle famiglie e alla società civile di farsi carico di compiti più rilevanti per ciò che riguarda istruzione e assistenza è necessario restituire loro le risorse necessarie diminuendo il carico fiscale e smantellando, corrispettivamente, gli apparati burocratici che oggi si occupano di questi settori. Un compito da fare tremare le vene e i polsi che il presente governo fino ad ora non ha nemmeno impostato.

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