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LODO ALFANO/ Qual è il vero senso del "mordi e fuggi" di Napolitano?

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Essa – scrive – “incide, al di là della mia persona, sullo status complessivo del Presidente della Repubblica riducendone l’indipendenza nell’esercizio delle sue funzioni. Infatti tale decisione che contrasta con la normativa vigente risultante dall’art. 90 Cost. e da una costante prassi costituzionale, appare viziata da palese irragionevolezza nella parte in cui consente al Parlamento in seduta comune di far valere asserite responsabilità penali del Presidente della Repubblica a maggioranza semplice anche per atti diversi dalle fattispecie previste dal citato art. 90”.

Ma qual è la natura e l’effetto dell’intervento del Capo dello Stato?
Formalmente si tratta di un atto non identificabile in nessuna delle funzioni specifiche del Presidente della Repubblica (non rientrando né negli atti sostanzialmente presidenziali né in quelli formalmente presidenziali).

Semplicemente non è previsto alcun intervento da parte del Capo dello Stato nel procedimento di legge costituzionale disciplinato dall’art. 138 Cost. (adozione da parte di ciascuna Camera con due successive deliberazioni ed approvazione a maggioranza assoluta; sottoposizione a referendum, dietro richiesta qualificata). Dopo il referendum, sarebbe difficile per il Presidente della Repubblica non procedere a promulgazione. Anche con riguardo all’istituto del rinvio della legge alle Camere ai sensi dell’art. 74 Cost., è stata sottolineata dalla dottrina la sua difficoltà applicativa ad un procedimento speciale come quello della legge costituzionale, che viene comunque esclusa in ipotesi di intervenuta approvazione popolare.

Il Presidente della Repubblica quindi non ha posto in essere un intervento rientrante nelle funzioni costituzionali “tipizzate”, bensì ha esternato e resa pubblica una propria posizione di contrarietà rispetto al provvedimento di legge costituzionale, ancora in fase di esame da parte della commissione parlamentare.



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