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Politica

LODO ALFANO/ Qual è il vero senso del "mordi e fuggi" di Napolitano?

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L’intervento è autorevole e previsto dalla prassi costituzionale regolante i rapporti tra organi costituzionali; ma – lo si dice per mera ipotesi esplicativa – potrebbe essere del tutto disatteso dal Parlamento, senza alcuna conseguenza costituzionale specifica (non potrebbe neppure sollevarsi – ritengo – una ipotesi di conflitto tra i poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale, anche in considerazione della natura di legge costituzionale del provvedimento da promulgare, di grado pari ordinato alla stessa costituzione la cui tutela dovrebbe guidare l’azione del Capo dello Stato).

Va anche sottolineato che la preoccupazione di Napolitano non sembra essere così dirompente, neppure rispetto all’odierna carta costituzionale.

Il lodo Alfano si applica “salvo quanto previsto dall’art. 90 Cost.”, ossia per i reati commessi fuori dall’esercizio delle sue funzioni. Difatti, il Capo dello Stato è già “irresponsabile” per gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento e per attentato alla costituzione.

Ciò significa che la previsione del lodo Alfano, e quindi la sospensione dei processi “con deliberazione parlamentare” secondo la dizione contestata da Napolitano, si applica ai soli casi di reati comuni commessi dal Presidente. Ciò che il Presidente pare contrastare non è affatto la previsione in sé del lodo, bensì le modalità stabilite, ossia la valutazione parlamentare sulla sospensione dei processi relativi a reati comuni da lui commessi; valutazione parlamentare che potrebbe rappresentare quella “riduzione dell’indipendenza nell’esercizio delle sue funzioni” contestata da Napolitano e trasformarsi in un giudizio politico sul Presidente.