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Politica

LODO ALFANO/ Qual è il vero senso del "mordi e fuggi" di Napolitano?

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Ma – si ripete – si tratterebbe in tale ipotesi di decidere se sospendere processi relativi a fatti che non c’entrano nulla con la funzione presidenziale esercitata e che attualmente, senza lodo, produrrebbero comunque la sottoposizione del Presidente a processo. Il che avrebbe comunque, egualmente, un indubbio riflesso politico (basti pensare all’unico caso ad oggi verificatosi, quello relativo al Presidente Leone, che diede le dimissioni, e fu poi assolto in sede giudiziale).

Peraltro la sospensione prevista dal lodo Alfano (e quindi la contestata valutazione parlamentare) è pur sempre prevista come rinunciabile dal diretto interessato, lasciando quindi l’ultima parola al processo come avviene attualmente.

Viceversa, in assenza di lodo, le sorti dell’organo costituzionale dipendono interamente dalla magistratura, in quanto – come è già stato sottolineato dalla dottrina – il Presidente è perseguibile anche durante il settennato, non occorre l’accusa parlamentare per i reati comuni da lui commessi ed è quindi sufficiente l’iniziativa di un qualunque ufficio di P.M. (Crisafulli – Paladin, Commentario breve alla costituzione, Cedam, 1990, p. 558).

Il lodo odierno interviene – solo qualora il Presidente interessato lo voglia – a sospendere il processo per il settennato.

In sostanza, pur rimarcando le perplessità sollevate dal Presidente in ordine alla valutazione parlamentare sulla sospensione dei processi per reati comuni del Presidente, peraltro rinunciabile, e concordando che sarebbe meglio lasciare la scelta di sospensione del processo direttamente al Presidente, non pare che la questione possa definirsi uno stravolgimento delle basi della Costituzione (come pure è stato detto).