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Politica

DIBATTITO/ 1. Panebianco: se Berlusconi vuole davvero i 5 punti diventi "radicale"

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«Attenzione: quella della società che si auto organizza e dello Stato che lascia spazio alle sue espressioni organizzate, è una posizione moderna e avanzata che va bene per Milano, ma che a Reggio Calabria rischia di non “catturare” la realtà, perché nel momento in cui il 60-70 percento dell’occupazione è legato alla spesa pubblica, come accade in certe regioni del sud, stiamo parlando di una società che fuori dallo Stato, letteralmente, non c’è o quasi. Il nostro paese è spaccato tra nord e sud in maniera toppo netta».

 

Spetta al federalismo tentar di sanare la frattura?

 

«Sul federalismo il paese si gioca tutto. Se in questa legislatura c’è ancora spazio per farlo - e io non credo - quando ne vedremo i veri contenuti capiremo quale sarà la prospettiva per il futuro. Ma la situazione si è deteriorata al punto che, come sappiamo tutti, probabilmente ci saranno le elezioni a marzo. E questo, allo stato delle cose, fa virtualmente “saltare” tutto».

 

A quali condizioni le energie virtuose di una società come quella che c’è nel nord del paese possono trainare anche il resto? Sono solo istituzionali o c’è anche qualcos’altro?

 

«Alla politica spetta il compito di modificare il contesto istituzionale, e non è poco. Poi intervengono molti altri fattori, di ordine culturale, su cui la capacità di incidenza dei governi è bassa o addirittura nulla. La politica non è affatto onnipotente, anche se ogni tanto si illude di esserlo e nei discorsi pubblici a volte sembra che lo sia. Per prima cosa, questo governo dovrebbe adattare alle esigenze il contesto istituzionale, cioè costruire incentivi positivi per comportamenti virtuosi, e negativi per dissuadere da quelli non virtuosi. Però fare questo è molto complicato e il fatto che il federalismo, probabilmente, andrà ad arenarsi mostra quanto sia complessa questa operazione».

 

 

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