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IL CASO/ Lega, partito qualunque: da "Roma ladrona" alla "polenta e vaccinara"

Pubblicazione:venerdì 8 ottobre 2010

BossiPolentaRomaR400.jpg (Foto)

Chissà cosa avranno pensato i militanti duri e puri del Carroccio, quelli della prima ora, cresciuti a "Roma ladrona" & "Lumbard tas", davanti all’abbraccio gaudente tra Umberto Bossi e Gianni Alemanno, il nord sgobbone e laborioso e la capitale assistita dei ministeri, Polenta & Pajata in piazza del Parlamento.

Vent’anni di polemiche, di sfottò, di 300mila randelli pronti a marciare sulla città eterna e di orgogliosa alterità antropologica cancellate plasticamente davanti a un tavolone con la tovaglia a scacchi dal sapore molto ma molto democristiano…

E chissà cosa avranno pensato quelle migliaia di professionisti e di ceto medio produttivo nordista che alle ultime tornate elettorali hanno mollato Berlusconi e quel che resta del Pd sopra il Po dando fiducia alla Lega sindacato di territorio, “gli unici in grado di tagliarci finalmente le tasse, ridurre una burocrazia asfissiante e soprattutto regalarci il Godot del federalismo fiscale, medicina necessaria a riequilibrare i conti dello stato, responsabilizzare il sud e Roma ladrona lasciando un po’ più di risorse in casa di chi le produce…”.

Eppure, a pensarci bene, nessuna sorpresa. Quella Lega vitalista, selvatica, ma intimamente rivoluzionaria nella sua carica antisistema, capace per anni di farsi sismografo di un malessere vero (la questione settentrionale) e poi imprenditore politico della crisi, da tempo non esiste più.

 

 

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