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Politica

SCENARIO/ Fini e governo tecnico, prove di "collasso" istituzionale

Alla grande confusione che regna all’interno della maggioranza, si accompagna un momento di incertezza costituzionale. Il commento di LORENZA VIOLINI

Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)

Alla grande confusione provocata dalla secessione dei finiani dalla coalizione con cui si erano presentati alle elezioni, si accompagna un momento di incertezza costituzionale dovuta, secondo molti, alle inadeguatezze della Carta, non più in grado di controllare i processi di una democrazia che è stata oggetto in questi ultimi due decenni di profonde trasformazioni sia nel sistema dei partiti sia sul piano della legislazione elettorale, con effetti di grande problematicità sull’insieme della forma di governo.

 

È questo che si intende quando si parla di Prima, di Seconda e ora - con un notevole tasso di trasformismo - di Terza Repubblica: passaggi istituzionali da un regime all’altro determinati, per l’appunto, dal cambiamento nel sistema dei partiti e dalla legge elettorale, pur nella perdurante vigenza della forma di governo parlamentare prefigurata nel 1948 e mai modificata.

Così, mentre i commenti e le ipotesi si susseguono, con l’unico sconfortante effetto di alimentare la fumosità del momento, pochi sembrano accorgersi di una situazione a dir poco paradossale creatasi all’indomani della prolusione umbra del Presidente della Camera e del suo accorato appello alle dimissioni del Capo del Governo, sanzionato dalla minaccia del ritiro dei “propri” Ministri dalla compagine governativa.

Il paradosso consiste nel fatto che proprio il Presidente di una assise parlamentare, cui spetta per mandato popolare di dare o togliere fiducia al Governo, non esita a proporre una procedura sui generis per dare avvio alla crisi di governo, quella modalità “extraparlamentare” di abbattere un esecutivo senza che il Parlamento ne venga coinvolto a lungo stigmatizzata dai costituzionalisti nella Prima repubblica e ora tornata alla ribalta.

Insomma, è lo stesso presidente dell’Assemblea parlamentare che propone di esautorare il Parlamento escludendolo dai processi di conferimento e di revoca della fiducia. Non un buon segno per la nostra presunta Terza repubblica, che rischia di divenire una lotta tra bande. E, a ben vedere, si tratta di un paradosso al quadrato visto che Fini, qualche settimana prima, aveva - e anche a ragione - rivendicato la natura istituzionale della sua carica per rimandare al mittente la richiesta di dimissioni avanzata dai suoi ex compagni di partito.


COMMENTI
11/11/2010 - Qualsiasi porcheria, basta abbattere Berlusconi. (Alberto Pennati)

Evidentemente il piccolo presidente della Camera, che tanto pontifica sulla legalità (come mai lui fa immersioni dove è vietato? come mai ha svenduto l'immobile di Montecarlo a società offshore, che ha affittato poi l'immobile al fratello della compagna, con firma identica al proprietario?) e sul bene dell'Italia, non ha politicamente "le palle" per fare quello che lui stesso ha detto qualche giorno fa: «Serve una nuova agenda e un nuovo programma. Per rendere possibile tutto ciò occorre un "colpo d'ala. Berlusconi rassegni le dimissioni, salga al Colle e dichiari che la crisi è aperta, in modo da poter avviare una nuova fase in cui rapidamente si ridiscuta l'agenda, il programma e si verifichi la natura della coalizione e la composizione della coalizione. Se non ci sarà questo 'colpo d'ala' il Presidente della Camera ritirerà i ministri dal governo:Non rimarranno un minuto in più...". Intanto hanno già fatto danni, votando contro il Governo per ben tre volte, alla faccia del bene dell'Italia. Comunque, è in buona compagnia: anche il partito di Casini (maiuscolo o minuscolo?) deve ancora chiarirsi le idee: prima Berlusconi deve governare, poi bisogna che si dimetta, senza ovviamente andare ad elezioni (è molto pericoloso assecondare la volontà popolare, la gente ha evidentemente l'anello al naso, soprattutto quando non vota per l'opposizione..). Aspettiamo i puri ed i campioni della capacità, che aumenteranno le tasse e daranno la colpa a Berlusconi...

 
11/11/2010 - Ma dove vive lei, su Marte? (Pasquale Incoronato)

Signora Violini, rimango sconcertato dalla sua analisi, che ritengo ben sviluppata e logica, ma che parte dall'ignorare volutamente il fatti. A meno chè lei non viva su Marte. La legge elettorale in vigore, con le liste preconfezionate ed il premio di maggioranza suscita di per sè un ribrezzo, a cui Calderoli già diede un nome. Al capo della coalizione vincente, il Presidente della Republica conferisce un mandato e una nomina e, fatto da Lei ignorato, il Parlamento decide col voto dei suoi membri se dare la fiducia al suo governo ed eleggerlo Presidente del Consiglio. Se poi il comportamento del Presidente del Consiglio diventa inaccettabile, e mi consenta per pudore e brevità di non citare fatti che da anni sono alla conoscenza di tutti e che hanno gravemente compromesso i rapporti con i leader delle Democrazie internazionali, mi sembra comprensibile ed accettabile che Fini, capo di una forza di maggioranza inviti il Premier alle dimissioni. Se non lo fa, che sia il Parlamento a togliergli la fiducia. Ma sia chiaro che questa maggioranza degli italiani, rappresentati dai loro deputati e senatori, decida a norma di Costituzione cosa fare. Spero che una nuova legge elettorale, una legge sul conflitto d'interessi ed un'altra sulla libertà di concorrenza possano essere il presupposto alle prossime elezioni. Per realizzare ciò sarà necessario un governo non tecnico, ma di ramazza!

 
11/11/2010 - Prima ammissione (Giuseppe Crippa)

E’ bello constatare che Lorenza Violini finalmente ammetta la possibilità di un governo, che lei chiama “tecnico” (ma trovo questa definizione alquanto riduttiva), possibilità ben prevista dalla Costituzione, senza richiamarsi a improbabili strappi di una inesistente “Costituzione di fatto” della Seconda repubblica. Prossimo passo atteso la sua ammissione che un sistema “capace di creare coalizione e di dare certezze all’elettorato, almeno sull’identità del premier” non è per nulla auspicabile. Non soltanto perché dovremmo tornare immediatamente a votare in caso di morte o di inabilità del Primo Ministro ma soprattutto perché questa concezione “demagogica” della politica darebbe spazio soltanto a personaggi pronti a tutto pur di trovare il favore popolare assecondandone le pulsioni.

 
11/11/2010 - Qualcuno ha l'ardire di parlare di merito! (enrico maranzana)

Prendo spunto dalla chiusura dell’articolo che mette in risalto la necessità di essere rappresentati da persone “fortemente capaci e affidabili”. Alla luce di tale principio s’illumini la frase “chiaro mandato elettorale ricevuto dal premier e dalla coalizione che si era impegnata a sostenerlo”, ASSERZIONE VERA SOLO SE isolata dal sistema legislativo in cui è immersa. Il fatto drammatico deriva dal fatto che la legge elettorale è stata approvata da uno schieramento molto, molto ampio: dove erano andati i parlamentari competenti, professionalmente preparati?