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SCENARIO/ Fini e governo tecnico, prove di "collasso" istituzionale

Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica) Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)


Ora, per uscire dall’empasse, un’espressione ricorrente è quella del cosiddetto “governo tecnico”, quasi che l’aggettivo - preponderante sul sostantivo - sia in grado di disinnescare il gravissimo problema istituzionale che si porrebbe con un cambio di coalizione (ma anche, a ben vedere, di leader) a dispetto del chiaro mandato elettorale ricevuto dal premier e dalla coalizione che si era impegnata a sostenerlo.

 

Andare verso un governo tecnico, quale che ne sia la composizione e, di conseguenza, quale che sia il grado di gravità dello strappo al mandato ricevuto in sede elettorale, comporta azzerare la transizione che aveva caratterizzato la Seconda delle nostre repubbliche. Ogni transizione, si sa, vive di luci e di ombre, di elementi che pian piano si chiariscono e di altri che persistono nel restare oscuri.

 

Nelle scorse elezioni, se molto restava oscuro, era invece apparso chiaro che il sistema politico stava seppur faticosamente confluendo verso due poli, più o meno omogenei, ma che disponevano comunque di quel tanto di compattezza per identificare il proprio candidato premier da sottoporre all’elettorato.

 

Se così pareva, la crisi dei finiani ha cancellato ogni illusione: il nostro sistema resta parcellizzato, incapace di creare coalizione e di dare certezze all’elettorato, almeno sull’identità del premier. Raggiunto il potere, con qualsiasi mezzo, la gestione dello stesso non riconosce più la sua Grundnorm, la sua norma fondamentale, quella di rispettare - pur con tutta la discrezionalità politica inevitabile in un sistema di governo di società complesse - il mandato popolare. E se la crisi ha minato la Seconda repubblica, il governo tecnico ne sanzionerà la fine suggerendo che la politica, fondamentale per una democrazia basata su libere e periodiche elezioni, non è più in grado di esprimere nulla, nemmeno un capo di governo.

 

Per fermare questa deriva, se governo tecnico dovrà essere, allora che sia il premier, con un sussulto di orgoglio, a ricoagulare intorno a sé un nucleo così credibile di personalità politiche - ma anche fortemente capaci e affidabili (e in questo senso e solo in questo senso “tecniche”) - da ridare linfa a un sistema che rischia di portare al baratro l’intero Paese.

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COMMENTI
11/11/2010 - Qualsiasi porcheria, basta abbattere Berlusconi. (Alberto Pennati)

Evidentemente il piccolo presidente della Camera, che tanto pontifica sulla legalità (come mai lui fa immersioni dove è vietato? come mai ha svenduto l'immobile di Montecarlo a società offshore, che ha affittato poi l'immobile al fratello della compagna, con firma identica al proprietario?) e sul bene dell'Italia, non ha politicamente "le palle" per fare quello che lui stesso ha detto qualche giorno fa: «Serve una nuova agenda e un nuovo programma. Per rendere possibile tutto ciò occorre un "colpo d'ala. Berlusconi rassegni le dimissioni, salga al Colle e dichiari che la crisi è aperta, in modo da poter avviare una nuova fase in cui rapidamente si ridiscuta l'agenda, il programma e si verifichi la natura della coalizione e la composizione della coalizione. Se non ci sarà questo 'colpo d'ala' il Presidente della Camera ritirerà i ministri dal governo:Non rimarranno un minuto in più...". Intanto hanno già fatto danni, votando contro il Governo per ben tre volte, alla faccia del bene dell'Italia. Comunque, è in buona compagnia: anche il partito di Casini (maiuscolo o minuscolo?) deve ancora chiarirsi le idee: prima Berlusconi deve governare, poi bisogna che si dimetta, senza ovviamente andare ad elezioni (è molto pericoloso assecondare la volontà popolare, la gente ha evidentemente l'anello al naso, soprattutto quando non vota per l'opposizione..). Aspettiamo i puri ed i campioni della capacità, che aumenteranno le tasse e daranno la colpa a Berlusconi...

 
11/11/2010 - Ma dove vive lei, su Marte? (Pasquale Incoronato)

Signora Violini, rimango sconcertato dalla sua analisi, che ritengo ben sviluppata e logica, ma che parte dall'ignorare volutamente il fatti. A meno chè lei non viva su Marte. La legge elettorale in vigore, con le liste preconfezionate ed il premio di maggioranza suscita di per sè un ribrezzo, a cui Calderoli già diede un nome. Al capo della coalizione vincente, il Presidente della Republica conferisce un mandato e una nomina e, fatto da Lei ignorato, il Parlamento decide col voto dei suoi membri se dare la fiducia al suo governo ed eleggerlo Presidente del Consiglio. Se poi il comportamento del Presidente del Consiglio diventa inaccettabile, e mi consenta per pudore e brevità di non citare fatti che da anni sono alla conoscenza di tutti e che hanno gravemente compromesso i rapporti con i leader delle Democrazie internazionali, mi sembra comprensibile ed accettabile che Fini, capo di una forza di maggioranza inviti il Premier alle dimissioni. Se non lo fa, che sia il Parlamento a togliergli la fiducia. Ma sia chiaro che questa maggioranza degli italiani, rappresentati dai loro deputati e senatori, decida a norma di Costituzione cosa fare. Spero che una nuova legge elettorale, una legge sul conflitto d'interessi ed un'altra sulla libertà di concorrenza possano essere il presupposto alle prossime elezioni. Per realizzare ciò sarà necessario un governo non tecnico, ma di ramazza!

 
11/11/2010 - Prima ammissione (Giuseppe Crippa)

E’ bello constatare che Lorenza Violini finalmente ammetta la possibilità di un governo, che lei chiama “tecnico” (ma trovo questa definizione alquanto riduttiva), possibilità ben prevista dalla Costituzione, senza richiamarsi a improbabili strappi di una inesistente “Costituzione di fatto” della Seconda repubblica. Prossimo passo atteso la sua ammissione che un sistema “capace di creare coalizione e di dare certezze all’elettorato, almeno sull’identità del premier” non è per nulla auspicabile. Non soltanto perché dovremmo tornare immediatamente a votare in caso di morte o di inabilità del Primo Ministro ma soprattutto perché questa concezione “demagogica” della politica darebbe spazio soltanto a personaggi pronti a tutto pur di trovare il favore popolare assecondandone le pulsioni.

 
11/11/2010 - Qualcuno ha l'ardire di parlare di merito! (enrico maranzana)

Prendo spunto dalla chiusura dell’articolo che mette in risalto la necessità di essere rappresentati da persone “fortemente capaci e affidabili”. Alla luce di tale principio s’illumini la frase “chiaro mandato elettorale ricevuto dal premier e dalla coalizione che si era impegnata a sostenerlo”, ASSERZIONE VERA SOLO SE isolata dal sistema legislativo in cui è immersa. Il fatto drammatico deriva dal fatto che la legge elettorale è stata approvata da uno schieramento molto, molto ampio: dove erano andati i parlamentari competenti, professionalmente preparati?