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LETTERA/ Binetti: quale "unità" dei cattolici per il dopo-Berlusconi?

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Una responsabilità diffusa, secondo i canoni di una leadership diffusa e non affidata solo al leader di turno, come se fosse una sorta di deus ex machina, capace di risolvere i nostri problemi con una bacchetta magica. C’è una proposta positiva che potrebbe prendere forma nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, quella che immagina la capacità di convergere in un luogo ideale condiviso le persone di buona volontà, per accantonare certe spinte individualistiche e autoreferenziali e rimettere al centro dell’attenzione personale, culturale e politica un grande progetto di servizio.

Un luogo a forte ispirazione cristiana, perché questa è la tradizione del nostro Paese, ma laicamente aperto a tutti coloro che non confondono la moderazione con l’inerzia e le riforme con la rivoluzione. Un luogo in cui potrebbero certamente convergere in molti dall’Udc e da Api, da Fli e dal Pd, ma anche dal Pdl e dalla Lega, tutti coloro che vogliono fare politica superando un approccio sistematicamente conflittuale, in cui la delegittimazione dell’avversario raggiunge spruzzi di fango che coprano intere famiglie, in cui il lavoro politico è per l’appunto un lavoro serio, competente e costruttivo. Non un esercizio di boxe o un campo di battaglia permanente.

Nessuno pensa a rifare la Dc né il Partito dei cattolici, ma solo a ricordare ai cattolici che per essere sale e lievito occorre che il sale sali e il lievito faccia fermentare la massa. Quando il sale nella minestra è troppo poco, questa sarà inevitabilmente sciapa, di quella sciaperia che induce rapidamente a buttarla via. Quando il pane non lievita è duro come un piombo, praticamente immangiabile.

E questa è la domanda che molti parlamentari cattolici si stanno ponendo (o, se si preferisce, molti cattolici impegnati in politica si stanno ponendo). Come fare a recuperare tensione etica nel Paese, come possiamo contribuire a restituire dignità alla donna, in tutti gli ambienti, dalla politica allo spettacolo, senza confondere l’una con l’altro? Come possiamo rilanciare un'idea tanto semplice quanto rivoluzionaria come quella della fedeltà nel matrimonio e quella della gioia di una famiglia aperta alla vita, capace di accogliere tutti i figli che desidera?

In che modo i giovani possono scoprire che la scuola è anche una bella avventura umana e intellettuale; che all’Università si forma la futura classe dirigente del paese e la fede appresa fin da piccoli in famiglia o al catechismo è ancora la migliore garanzia per capire dove sta il bene e dove non sta, che è un altro modo per dire dove si può essere felici e dove invece sarà facile immaginare che la felicità non è di casa…


COMMENTI
02/12/2010 - Unità dei cattolici (Denis Dal Fiume)

Le sollecitazioni della Binetti possono anche essere condivisibili, però qui ora si tratta anche di essere scaltri. Per essere sale e lievito idonei nel nostro paese, bisogna avere idee, saperle proporre, avere il consenso e poi portarle avanti. Non vedo come ci si possa riuscire senza avere, come strumento, un nuovo partito che sappia aggregare persone attorno ad un progetto e sappia ottenere il consenso elettorale. Se da cattolici, ogni volta che parliamo di unità di intenti ci vergognamo della vecchia Dc e diciamo subito che non vogliamo rifondarne una simile, vuol dire che le nostre idee non saranno mai sale adeguato. Invece, andrebbe fatta una analisi dei pregi e dei difetti della vecchia Dc, e riproporre uno strumento indispensabile che parta dalla base dei "valori cristiani" e dalla base delle persone impegnate e sensibili e diano corpo a questa nuova sfida. Cordialmente Denis

 
15/11/2010 - unità dei cattolici (Paolo Cantoni)

cara onorevole cosa vuol dire fare l'unità dei cattolici in politica?, se pensare alla creazione di un fantomatico terzo polo mi pare sia come tornare indietro alla prima repubblica, mi sembra invece che in questo governo che purtoppo sta per cadere a causa di un politicante vecchia maniera a cui manca il senso del bene comune, ci siano ministri che hanno in mente alcuni dei valori condivisibili anche dai cattolici, e che siano attenti anche alla sussidiarietà

 
14/11/2010 - Terzo Polo sì, ma senza commistioni. (Giuseppe Crippa)

Ringrazio Paola Binetti per aver condiviso coi lettori de Il Sussidiario il suo punto di vista sulla situazione politica e sulle sfide che si presentano ai cattolici che dedicano tempo alla politica, ad ogni livello di impegno, da semplici elettori (sono quelli il cui parere mi preme di più) a parlamentari. Come l’on. Binetti può evincere dal commento del lettore che mi precede, e da numerosi altri in queste pagine, è sentimento diffuso che non si possa collaborare, da cattolici, con persone orientate culturalmente in modo diverso, né nello stesso partito né nella stessa coalizione. Concordo con questa opinione soltanto per quanto attiene la militanza nello stesso partito, mentre credo che si possano percorre tratti di strada con chiunque a patto che siano perchè chiari fin dall’inizio i confini della collaborazione e gli scopi da conseguire insieme. Non è possibile etichettare come cattolico un partito: nessuno, neppure la Chiesa, possiede i diritti di questo “copyright”, ma di lavorare insieme a chi ritiene che la Dottrina Sociale della Chiesa sia fonte di ispirazione nella ricerca di soluzioni ai problemi della comunità civile e di dialogare in modo costruttivo con chi condivide alcune delle soluzioni proponibili.

 
13/11/2010 - Il punto per poter ripartire (vincenzo ioculano)

Parlare di unità dei cattolici per il dopo-Berlusconi,significa cosruire un punto dove poter ripartire. Il fallimento dei puntelli in chiave cattolica nelle diverse formazioni politiche è stato più che evidente.Perchè non costruire questo punto da dove si può ripartire? Ancora è possibile costruire questa unità? Bisogna prendere seriamente nelle mani il filo della storia e darle un senso.

 
13/11/2010 - Di quali cattolici sta parlando? (Alberto Pennati)

Purtroppo l'impegno politico di alcuni che si definiscono cattolici va in senso diametralmente opposto a quello giusto. Quali sono e quali sono stati i cattolici impegnati in politica che si distinguono e realizzano il messaggio cristiano? Quelli del tempo passato, che sono andati a braccetto col Pci che ha un'ideologia INCONCILIABILE col cattolicesimo? Chi sarebbero: Andreotti? Colui che da "buon cattolico" ha firmato la legge sull'aborto? Oppure, che so, mi vengono in mente De Mita, Prodi... come hanno conciato la scuola i dc di sinistra ed il pci e loro derivati nel succedersi a ministri della "pubblica istruzione"? Come mai l'on. Binetti ha aderito al Pd e poi ne è uscita? Vuol dire qualcosa? Chi sono i cattolici adulti? Quelli a cui piace far porcherie, che dopo il divorzio, l'aborto, percorrono la strada delle unioni di fatto, del matrimonio omosessuale, dell'adozione agli stessi, dell'eutanasia ecc. Chi sono i cattolici di oggi? Vendola, Rutelli, Bindi, Casini? Berlusconi viene massacrato per il suo stile di vita: e i signori che ho citato prima sono esempi di vita credibili? Sono cattolico, con tante pecche, ma dei cattolici che ho citato mi vergogno!