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Politica

LETTERA/ Binetti: quale "unità" dei cattolici per il dopo-Berlusconi?

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Tutto ciò non è un idealismo sconnesso e meno che mai è un moralismo d’accatto… è solo un onesto senso comune che non rinuncia ad andare alla ricerca di valori consolidati e ben sperimentati.

Il dopo-Berlusconi molti di noi lo immaginano così, con una proposta molto concreta di un gruppo largo di persone che hanno fatto esperienze politiche anche diverse e che proprio per questo sono in grado di esercitare positivamente le loro capacità critiche. Un gruppo di persone però che riconosce nel proprio dna senza forzature e senza stravolgimenti quei valori che traggono forza dalle proprie radici cristiane ma che non sono solo patrimonio dei cristiani.

Basta pensare alla vita e alla famiglia e agli attacchi violenti che ancora oggi subiscono da una cultura politica trasversale, quella cultura di matrice radicale, che va da destra a sinistra passando per le nuove formazioni più centriste. Pensare a una svolta post-Berlusconi in cui chi condivide questi valori si decida a fare muro per la loro tutela, sottraendoli a una defatigante azione corrosiva, significa immaginare alleanze diverse, scenari politici diversi. Ma nel grande caleidoscopio delle ipotesi che in questi giorni si possono trovare su tutti i giornali, o si possono ascoltare nei corridoi delle diverse sedi istituzionali, nei bar, in famiglia davanti ad un qualunque telegiornale, anche questa è una ipotesi che si può contemplare.

Quella in cui si crea un sommovimento “virtuoso” per cui ci si ritrova  da una stessa parte non per calcoli politici, non in base alla probabilità di essere più o meno rieletti, ma in base a una serie di scelte di valore, di contenuto e di progetto, per essere anche la luce accesa sul moggio, dopo aver provato a essere sale e lievito…

Il momento politico ha una sua drammaticità che conferisce urgenza anche al dibattito tra i cattolici che fanno politica. Non per fare il partito dei cattolici, ma per fare rete tra di loro, per dare alle loro idee e alle loro convinzioni la forza necessaria per ricostruire insieme le numerose parti  in sofferenza del paese. Dovunque ci sia affinità, condivisione di valori e di soluzioni, occorre accantonare quell’individualismo che porta a ragionare più in termini di auto-posizionamento che di servizio e riscoprire il valore dell’unità e della collaborazione.

Se si ama il calcio, ci si può trovare nel tifo per la stessa squadra; se si ama il cinema si può andare a vedere un bel fil insieme; se si ama la pizza ci si possono scambiare gli indirizzi giusti. Se si ama il Paese ci si può decidere a ricominciare a lavorare insieme...

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COMMENTI
02/12/2010 - Unità dei cattolici (Denis Dal Fiume)

Le sollecitazioni della Binetti possono anche essere condivisibili, però qui ora si tratta anche di essere scaltri. Per essere sale e lievito idonei nel nostro paese, bisogna avere idee, saperle proporre, avere il consenso e poi portarle avanti. Non vedo come ci si possa riuscire senza avere, come strumento, un nuovo partito che sappia aggregare persone attorno ad un progetto e sappia ottenere il consenso elettorale. Se da cattolici, ogni volta che parliamo di unità di intenti ci vergognamo della vecchia Dc e diciamo subito che non vogliamo rifondarne una simile, vuol dire che le nostre idee non saranno mai sale adeguato. Invece, andrebbe fatta una analisi dei pregi e dei difetti della vecchia Dc, e riproporre uno strumento indispensabile che parta dalla base dei "valori cristiani" e dalla base delle persone impegnate e sensibili e diano corpo a questa nuova sfida. Cordialmente Denis

 
15/11/2010 - unità dei cattolici (Paolo Cantoni)

cara onorevole cosa vuol dire fare l'unità dei cattolici in politica?, se pensare alla creazione di un fantomatico terzo polo mi pare sia come tornare indietro alla prima repubblica, mi sembra invece che in questo governo che purtoppo sta per cadere a causa di un politicante vecchia maniera a cui manca il senso del bene comune, ci siano ministri che hanno in mente alcuni dei valori condivisibili anche dai cattolici, e che siano attenti anche alla sussidiarietà

 
14/11/2010 - Terzo Polo sì, ma senza commistioni. (Giuseppe Crippa)

Ringrazio Paola Binetti per aver condiviso coi lettori de Il Sussidiario il suo punto di vista sulla situazione politica e sulle sfide che si presentano ai cattolici che dedicano tempo alla politica, ad ogni livello di impegno, da semplici elettori (sono quelli il cui parere mi preme di più) a parlamentari. Come l’on. Binetti può evincere dal commento del lettore che mi precede, e da numerosi altri in queste pagine, è sentimento diffuso che non si possa collaborare, da cattolici, con persone orientate culturalmente in modo diverso, né nello stesso partito né nella stessa coalizione. Concordo con questa opinione soltanto per quanto attiene la militanza nello stesso partito, mentre credo che si possano percorre tratti di strada con chiunque a patto che siano perchè chiari fin dall’inizio i confini della collaborazione e gli scopi da conseguire insieme. Non è possibile etichettare come cattolico un partito: nessuno, neppure la Chiesa, possiede i diritti di questo “copyright”, ma di lavorare insieme a chi ritiene che la Dottrina Sociale della Chiesa sia fonte di ispirazione nella ricerca di soluzioni ai problemi della comunità civile e di dialogare in modo costruttivo con chi condivide alcune delle soluzioni proponibili.

 
13/11/2010 - Il punto per poter ripartire (vincenzo ioculano)

Parlare di unità dei cattolici per il dopo-Berlusconi,significa cosruire un punto dove poter ripartire. Il fallimento dei puntelli in chiave cattolica nelle diverse formazioni politiche è stato più che evidente.Perchè non costruire questo punto da dove si può ripartire? Ancora è possibile costruire questa unità? Bisogna prendere seriamente nelle mani il filo della storia e darle un senso.

 
13/11/2010 - Di quali cattolici sta parlando? (Alberto Pennati)

Purtroppo l'impegno politico di alcuni che si definiscono cattolici va in senso diametralmente opposto a quello giusto. Quali sono e quali sono stati i cattolici impegnati in politica che si distinguono e realizzano il messaggio cristiano? Quelli del tempo passato, che sono andati a braccetto col Pci che ha un'ideologia INCONCILIABILE col cattolicesimo? Chi sarebbero: Andreotti? Colui che da "buon cattolico" ha firmato la legge sull'aborto? Oppure, che so, mi vengono in mente De Mita, Prodi... come hanno conciato la scuola i dc di sinistra ed il pci e loro derivati nel succedersi a ministri della "pubblica istruzione"? Come mai l'on. Binetti ha aderito al Pd e poi ne è uscita? Vuol dire qualcosa? Chi sono i cattolici adulti? Quelli a cui piace far porcherie, che dopo il divorzio, l'aborto, percorrono la strada delle unioni di fatto, del matrimonio omosessuale, dell'adozione agli stessi, dell'eutanasia ecc. Chi sono i cattolici di oggi? Vendola, Rutelli, Bindi, Casini? Berlusconi viene massacrato per il suo stile di vita: e i signori che ho citato prima sono esempi di vita credibili? Sono cattolico, con tante pecche, ma dei cattolici che ho citato mi vergogno!