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SCENARIO/ 2. Sciogliere una Camera sola? Si può e a Berlusconi conviene tre volte

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Senza compromettere del tutto la sua maggioranza – faticosamente (e per quanto riguarda il Senato forse anche fortunosamente) raggiunta all’indomani delle scorse elezioni – una elezione anche di una sola delle Camere consente allo stesso Presidente, in secondo luogo, di misurare il proprio consenso elettorale, consenso che – pur con qualche alterazione nel rapporto tra PDL e Lega - risulta essere oggi sufficientemente forte da consentirgli di continuare a governare. E questo a maggior ragione, visto che l’attuale sistema elettorale attribuisce il premio di maggioranza al 55% alla coalizione che raggiunge la maggioranza nel Paese (e non solo, come accade al Senato, con premi di maggioranza differenziati nelle diverse regioni)


Terzo vantaggio: l’ipotesi dello scioglimento di una sola Camera potrebbe, sul piano dei fatti, mettere sotto pressione singoli componenti della stessa, inducendoli a dare ancora la fiducia al Governo, come già avevano fatto dopo le elezioni, sottraendosi all’accusa di aver tradito i propri elettori. La minaccia di scioglimento della Camera, in passato, ai tempi del voto segreto sulle leggi, funzionava egregiamente per ricompattare la maggioranza sul voto di fiducia (da sempre voto palese) e scoraggiare anche i più accaniti tra i franchi tiratori, inducendoli a votare a favore delle iniziative governative.


Vi è poi da dire che, di fronte ad una proposta governativa di scioglimento di una sola delle Camere (e guarda caso, proprio quella il cui Presidente a provocato la crisi), il Presidente della Repubblica non potrebbe adoperarsi per cercare alternative al Governo in carica (cosa che invece potrebbe fare a fronte di dimissioni del Premier) né potrebbe controproporre lo scioglimento di entrambe le Camere, visto che al Senato il Governo dovrebbe aver ottenuto la fiducia e visto che, comunque, il decreto presidenziale di scioglimento deve essere controfirmato dal premier.


Certo, Fini si trova adesso in una situazione molto particolare: essendo chiamato, a norma della Costituzione, a dare il proprio parere (non vincolante per Napolitano) allo scioglimento, dovrebbe o assentire o opporsi, in entrambi i casi con conseguenze sia istituzionali sia elettorali abbastanza sgradevoli. Forse questa mossa di Berlusconi, almeno sul piano istituzionale, consente alla transizione verso il parlamentarismo maggioritario di fare un passo avanti. Vedremo come reagirà il sistema dei partiti, se asseconderà la tendenza o se cercherà ancora di contrastarla. 



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COMMENTI
19/11/2010 - La cultura costituzionale (Franco Labella)

La prof.ssa Violini scrive:"Vi è poi da dire che, di fronte ad una proposta governativa di scioglimento di una sola delle Camere (e guarda caso, proprio quella il cui Presidente a provocato la crisi...." Proposta governativa di scioglimento di una sola Camera? Per quanti sforzi abbia fatto non sono riuscito a trovare , nella Costituzione (art. 88) alcun riferimento al Governo. Lo stesso articolo recita, infatti, che siano sentiti i Presidenti delle stesse, non il Presidente del Consiglio. Suscita in me qualche ulteriore preoccupazione la scoperta che la prof.ssa Violini è promotrice di un corso di formazione alla Cultura Costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza di Milano, destinato ai docenti delle scuole secondarie anche di secondo grado per formarli per insegnare Cittadinanza e Costituzione. Questo quando ci sono già docenti di Discipline giuridiche formati e prossimi al licenziamento visto che il Diritto è stato eliminato dalle superiori col riordino Gelmini. Dimenticavo la chicca finale : il corso è a pagamento e col contributo dell'Ufficio scolastico regionale della Lombardia. Quindi tagli da una parte e spreco di denaro pubblico per formare docenti quando ce ne sono di già formati. Commenti? Che in questo paese non c'è più altro da scoprire.... sulla cultura costituzionale e chi la deve diffondere. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia. PS: per i redat.: se vi serve vi invio il pdf del corso citato così da eliminare dubbi

 
15/11/2010 - meraviglia (attilio sangiani)

Mi meraviglio che ancora qualcuno dubiti della responsabilità di G.Fini per la crisi in atto. Valga il vero: a) all'indomani della approvazione della legge 40/'04 che regola la "fecondazione assistita" approvata a grande maggioranza da tutto il centrodestra con l'aggiunta di almeno 17 voti della sinistra ( Rutelli,ecc. ),G.Fini si adoperò per la abrogazione con il referendum , proposto dalla sinistra, di punti essenziali della legge stessa. Tutti sanno che il refendum fu un flop. b) varata dalla coalizione di centrodestra la riforma della parte 2^ della Costituzione,che se il referendum confermativo avesse approvato,ora ci avrebbe salvato da buona parte dei problemi istituzionali in atto,Fini non fece nulla con il suo partito Alleanza Nazionale non ancora fuso con Forza Italia,per contribuire alla approvazione popolare. Questa mancò perchè ebbe contro tutte le forze della "prima Repubblica" coagulate in una reazione spaventata per la perdita dei privilegi della "casta",largamente ridimensionata dalla riforma . c) lo stallo in Parlamento di leggi come quella sul "fine vita" e di molte altre invise alla sinistra è dovuto alla fronda di Fini e della componente radical-pannelliana ( Dalla Vedova,in prima fila ) infiltrata nel P.d.L. Guarda caso si tratta di leggi di grande spessore di bio-etica,come è stata la legge 40/'04. Come si può ipotizzare seriamente che la U.D.C. faccia lega con Fini,per un fantomatico "terzo Polo " ? Il 6% di Casini si scioglerebbe subito.

 
15/11/2010 - le comiche (massari annalisa)

Ma non abbiamo già fatto ridere abbastanza in sede internazionale? Non potremmo ogni tanto comportarci come un paese normale? Lasciamo a casa gli azzeccagarbugli e confidiamo che Napolitano faccia una scelta politica "super partes" per il bene oggettivo del paese, interpretando libertà e democrazia alla maniera di Mill.

 
15/11/2010 - Nodi da tagliare, non da sciogliere. (Carlo Martinelli)

La situazione politica è molto complicata. Troppe variabili. Per uscire da questo caos, il Cav. non deve dimettersi, ma giocare il tutto x tutto con nuove votazioni. Sarà difficile votare solo x la Camera. Si prepari allora ad una nuova campagna elettorale x Camera e Senato. In cui deve - a mio parere - spiegare bene le cose che il governo ha fatto e quel che non ha potuto fare a causa della crisi americana che ha impestato il mondo, a causa delle tassative indicazioni della Ue circa il rientro dal debito pubblico e soprattutto a causa del tradimento di un insignificante maestro del nulla e della sua accozzaglia. Il Berlusca dà sempre il meglio di sé quando è messo alle strette. Vada ad occupare anche lui gli spazi televisivi come Premier e come ospite di programmi, perché son stufo di vedere solo cialtroni, che sono anche divertenti, ma sol coi venti in bonaccia. Ora invece c'è la tormenta e di fronte alla scelta muscolare degli avversari, bisogna rispondere allo stesso modo e con più forza. A difesa del bipolarismo, contro la minaccia del ritorno ai giochini dei parlamentari contro le scelte degli elettori e per le riforme possibili in uno scenario economico ancora molto difficile: il federalismo, x es. Spiegando soprattutto che gli avversari sono una ciurma di indecisi a tutto, senza un progetto politico condiviso e credibile. E che il loro collante dell'antiberlusconismo non basta x risolvere i problemi del Paese. Mi sembra ancora l'unica via d'uscita.

 
15/11/2010 - Questa volta sono d’accordo. (Giuseppe Crippa)

Concordo con Lorenza Violini sul fatto che lo scioglimento di una sola Camera, seppure mai sperimentato prima, sia una soluzione praticabile – in quanto esplicitamente ammessa dalla Costituzione – che il Capo dello Stato, sentito il parere non vincolante del presidente della stessa, debba seriamente considerare. Lascerei dunque alla libera valutazione di Giorgio Napolitano questa non facile decisione nel caso maturassero davvero le condizioni per porsi questo problema. Mi auguro però che la fiducia a questo Governo, che purtroppo da mesi sta operando a scartamento ridotto per le ben note ragioni, venga negata anche dal Senato: conto molto, a questo scopo, sulla saggezza dei Senatori a vita.

 
15/11/2010 - Non mi convince. (Emanuele Bracco)

Ma se il Presidente della Repubblica scioglie una sola camera, e' come se dicesse che il Senato ha votato "giusto" e allora lo si tiene, mentre la Camera voterebbe "sbagliato" e per cui e' da rifare. E questa e' una valutazione politica. E poi il Pres della Repubblica scioglie le Camere "sentiti i loro presidenti", il Pres del Consiglio costituzionalmente non ha niente a che fare con lo scioglimento delle camere!

 
15/11/2010 - Chi non è con Me e contro di Me (enrico maranzana)

“Vi è poi da dire che, di fronte ad una proposta governativa di scioglimento di una sola delle Camere, il Presidente della Repubblica non POTREBBE adoperarsi per cercare alternative al Governo in carica” anche se così fosse, il significato di una siffatta proposta sarebbe univoco: conservare il potere e impedire un’estesa manifestazione della volontà popolare. Il bene dell’Italia, che a parole sta a cuore a tutti e che corrisponde allo “stato di salute” dei cittadini, è una variabile di scarto. Per quanto riguarda l’attribuzione a Fini dell’origine della crisi può essere opportuno non dimenticare la contrapposizione dialettica “Dimettiti” .. “Che fai, mi cacci?” seguita alla richiesta di politiche più progressiste e di un atteggiamento meno tollerante nei casi di sospetta corruzione. La situazione non è binaria: la variabilità non può essere soppressa.