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SCENARIO/ Berlusconi-Fini: chi sta tradendo la Costituzione?

Pubblicazione:martedì 16 novembre 2010

FiniNapolitanoAlfanoR400.jpg (Foto)


Orbene, è nel richiamato contesto di spavaldo ribaltamento materiale dei ruoli istituzionali, che occorre considerare quanto affermato dal Presidente del Consiglio a proposito del fatto che, in caso di sfiducia alla sola Camera, si dovrebbe procedere al suo scioglimento anticipato e non già a quello dell’intero Parlamento, come del resto affermato dalla lettera dell’art. 88 della Costituzione (“Il Presidente della Repubblica può sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse”).

Si tratta di una provocazione non facilmente praticabile per ragioni strettamente costituzionali (la norma è stata scritta dal Costituente in una diversa prospettiva mai realizzatasi) e per considerazioni politiche (la relativa attuazione rischierebbe di accentuare la solitudine di un premier rinchiuso nel bunker del Senato e ormai isolato dal resto della società civile).

Eppure, detta provocazione ha finalmente il pregio di fare emergere le contraddizioni del momento. Essendo “astrattamente possibile”, come più studiosi hanno variamente rilevato, l’eventualità di uno scioglimento della sola Camera dei Deputati costringerebbe gli attori politici a contestarne l’applicazione da parte del Presidente della Repubblica; ciò soprattutto al fine di scongiurare l’eventualità sottesa ad una simile applicazione. Occorre ricordare, infatti, che l’attuale regime elettorale (riconosciuto come costituzionalmente “problematico” dalla sent. n. 15/2008 della Corte costituzionale) non subordina l’attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento di una soglia minima di voti e/o seggi; di talché lo schieramento del Pdl, pur indebolito dai dissidi interni e dalla fuoriuscita dei deputati di Futuro e libertà, potrebbe egualmente risultare vincitore delle elezioni, così riguadagnando quei 340 seggi al momento inesorabilmente persi. Il tutto, con la paradossale conseguenza di vedere la leadership di Silvio Berlusconi ulteriormente rafforzata e non definitivamente affossata. Di qui, in definitiva, la domanda fondamentale: con quale terzietà il Presidente della Camera potrebbe invocare innanzi al Presidente della Repubblica le ragioni dello scioglimento di entrambe le Camere e non solamente di quella “presieduta” da lui?



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COMMENTI
16/11/2010 - Equilibrio e problematicità II parte (Franco Labella)

Perchè, però, non chiarire la strumentalità di una richiesta (lo scioglimento di una sola Camera da parte del massimo teorico dello stravolgimento della Costituzione formale e cioè Berlusconi) anche in virtù del fatto che, se ipoteticamente il dibattito sulla fiducia iniziasse alla Camera, il Senato non avrebbe alcuna verifica sulla reale esistenza della attuale maggioranza? Dal momento che la sfiducia di una sola Camera, in un sistema di bicameralismo perfetto come il nostro, è la condizione sufficiente per provocare le dimissioni del Governo, si vede che il tentativo di trasformare Berlusconi da picconatore populista della Carta in suo strenuo difensore, fallisce miseramente. Anche se non siamo nella sezione "Educazione" mi piacerebbe poi tanto che gli illustri costituzionalisti che collaborano al Sussidiario (da Zanon alla Violini, dalla Paggi a della Mura) dicessero la loro sulla decisione del Ministro Gelmini di eliminare lo studio del Diritto alle superiori e di non attivare "Cittadinanza e Costituzione". O forse le giovani generazioni è meglio che non siano investite di quello che è oggetto di quotidiana discussione nel Paese come dimostrano gli articoli del Sussidiario? I miei ex studenti di Liceo, fino all'anno scorso, che cosa sia una crisi di Governo extraparlamentare l'hanno saputo. Da quest'anno questo non avviene più ma , in compenso, gli studenti dovrebbero ritornare e studiare la buona sana vecchia Ed. civica. od occuparsi del fair play sportivo E' normale?

 
16/11/2010 - Equilibrio e problematicità (Franco Labella)

L'articolo del prof. Tondi della Mura ha il pregio di tentare una ricostruzione equilibrata di quanto sta accadendo. Ha in sè,però, a mio giudizio dei nuclei di problematicità non affrontati. Ad esempio quando nella parte finale affronta il paradosso di una legge elettorale con premio di maggioranza che rispetto al passato (legge truffa e persino Legge Acerbo)ha un neo di troppo: non prevede una soglia minima oltrepassata la quale scatti il premio. Per cui se si abbassasse (come risulta dai sondaggi) ancora la percentuale ipotetica del PDL, potremmo avere un Berlusconi ancor più arroccato ma con il premio di maggioranza far da scudo ad una perdita di consenso rilevante nel Paese. Non sarebbe gran chè diverso se a conquistare la maggioranza relativa fosse un attuale partito di opposizione. Basterebbe già questo a far capire la necessità di arrivare ad una legge elettorale diversa e a non votare con quella esistente. Assolutamente d'accordo con l'osservazione, mutuata dalla prof.ssa Violini, che il presidente della Camera che sollecita una crisi extraparlamentare è sicuramente un vulnus pesante alla terzietà e difesa del Parlamento. segue

 
16/11/2010 - L'origine del tradimento (enrico maranzana)

Esiste una questione che non dovrebbe trascurata: è fondata la decisione degli aderenti di Futuro e Libertà d’abbandonare il governo? I fatti: 29 settembre il governo ottiene la fiducia esponendo cinque priorità; un mese dopo, il 6-7 novembre, Fini asserisce che il governo non ha fatto nulla per dar inizio alla ricerca delle vie di soluzione delle urgenze. Sarà vero? Chi possiede le informazioni per sciogliere l’enigma?