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Politica

SCENARIO/ Le 5 anomalie che mandano all'aria i piani di Berlusconi e Fini

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

E allora perché si avanza oggi la proposta dello scioglimento disgiunto? Per il semplice fatto che in Italia oggi non c’è accordo sul funzionamento del sistema istituzionale. E questo non solo e non tanto per interesse delle parti in gioco, ma per il fatto che tra costituzione formale e funzionamento concreto del sistema politico si è venuto formando, in questi anni di transizione infinita, un divario pericoloso, alla cui creazione tutti i soggetti politici hanno collaborato e che ora comincia a mostrarsi nei suoi esiti destabilizzanti. In parole povere il sistema oggi è schizofrenico perché è fatto di due modelli diversi. E infatti, da una parte costituzione formale e prassi praticate dal 1948 ad oggi ci dicono che, mancando la fiducia presso una Camera, il Governo deve rassegnare le dimissioni (e a questo mira l’iniziativa politica del Presidente della Camera/leader politico).

E tuttavia la logica del maggioritario bipolare - cui a parole tutti hanno voluto adeguarsi del 1992 - si fonda sul principio per cui a decidere chi deve governare deve essere l’elettore con il suo voto: un voto da cui deriva il diritto della coalizione vincente a governare per cinque anni. Il che non è scritto nella costituzione formale ma è scritto in una legge elettorale che conferisce alla coalizione vincente (anche di poco) il 55 percento dei seggi alla Camera al fine di consentirle di governare per la durata delle camere.

C’è insomma nella legge elettorale un principio di investitura popolare dell’esecutivo che non sta in Costituzione; che sta nel libro delle riforme annunciate e mai realizzate, ma che nei fatti viene accettato, predicato e praticato da tutti da vent’anni. Ed è su  questo principio di investitura popolare che si fonda la richiesta di sciogliere quella sola Camera che risultasse contraria all’indirizzo del Governo: è sulla base di  una esigenza di rispetto del risultato elettorale o, se si vuole, della volontà degli elettori (e a questo mira la proposta della Presidenza del Consiglio).

Sicché è facile capire che il dissidio politico è oggi, in realtà, un dissidio sulle regole istituzionali e cioè un dissidio tra la logica del maggioritario (o della democrazia di investitura, di cui più meno tutti si sono giovati in questi anni) e la logica del sistema parlamentare del 1948.

Ma le anomalie non finiscono qui. La cosa divertente (terza anomalia) è che seguendo la strada dello scioglimento disgiunto si rischia, con una legge elettorale che assegna il 55 percento dei seggi alla coalizione che prende un voto in più delle altre, di finire tutti in una situazione paradossale: e cioè nella situazione in cui - sciolta la Camera dei deputati -  si va a votare per scoprire il giorno dopo che il premio di maggioranza non è andato alla coalizione di governo, ma ad una coalizione diversa, creata ad hoc per prendere il premio di maggioranza, fare il pieno di seggi e poi frammentarsi in una costellazione di gruppi parlamentari autonomi. Non sarebbe una grande novità per il nostro sistema politico.


COMMENTI
29/11/2010 - Il premio aiuta chi si aggrega (PAOLA CORRADI)

Credo che lo spirito del premio di maggioranza fosse un incentivo all'aggregazione delle forze di partito. E questo obiettivo è stato raggiunto. Il secondo passo dovrebbe essere quello di tenere insieme le forze che compongono un partito. Ovviamente in questo caso qualcuno deve rinunciare alle proprie idee in favore dell'unità. Cosa può ostacolare questo processo? Le baronie che opacizzano la fiducia nell'altro. Purtroppo quando si perde la fiducia è difficile recuperare un rapporto specialmente per chi non crede nel valore del "sacrificio". Questo per dire che il fatto che sia scritto nella costituzione piuttosto che in un decreto legge non basta a fare stare insieme le forze politiche. Il punto è un altro. E allora bisogna vedere che valori stanno alla base del partito politico. Diversamente qualsiasi legge dello stato non riuscirà a tenere insieme nulla.

 
19/11/2010 - anomalie all'italiana (maria schepis)

Le anamolie illustrate nell'articolo dimostrano che oltre ai piani di Fini e Berlusconi,è mandata all'aria questa povera italia,costretta a subire, ancora una volta, i duetti e i duelli di capricciosi governanti che, nell'ottica di una politica personalistica,la cui posta in palio è il potere,inventano ogni giorni una mossa.I fatti dimostrano a chiare lettere che tutte le regole sono saltate,che lo scollamento tra governanti e Paese è veramente considerevole.Le invocate e temute elezioni creerebbero una confusione incredibile,io non ho capito,nel caso di elezioni solo per la Camera ,a quale leader verrebbe dato l'incarico di formare il governo: a quello che ha la maggioranza al Senato o a quello che l'avrebbe alla Camera,in caso di vittoria di una coalizione diversa?A questo punto si potrebbero nominare due premier così sarebbero tutti felici e contenti ,in fondo anche a Roma ci fu il momento dei due consoli

 
19/11/2010 - Un'anomalia inesistente (enrico maranzana)

“Il che non è scritto nella costituzione formale ma è scritto in una legge elettorale” e, conseguentemente, il principio non ha alcun significato, nessun effetto, nessun valore. Parlarne vuol dire solo intorbidire le acque e fare confusione. Si vuole generare una situazione simile a quella del tempo di Pilato che “sapeva che i sommi sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia”, sentimento che derivava dalla popolarità, dalla capacità comunicativa di Gesù che offuscava il prestigio del sinedrio. L’antagonismo non aveva origine dalla diversa visione dell’aldilà o da differenti definizioni della missione dell’uomo, riguardava il potere. Per difendere il loro primato “i sommi sacerdoti sobillarono la folla perché egli rilasciasse loro piuttosto Barabba”, un sovversivo omicida. L’emotività, non la razionalità è il fondamento del “Crocifiggilo”, formulata come risposta alla domanda: “Che male ha fatto?”. Emotività e irrazionalità che hanno fatto dimenticare alla folla il motivo della loro adunata davanti a Pilato: “Chiedere ciò che sempre egli le concedeva”, ”rilasciare un carcerato a loro richiesta”. La gente, infatti, si era radunata per chiedere la liberazione di Gesù.