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Politica

SCENARIO/ Le 5 anomalie che mandano all'aria i piani di Berlusconi e Fini

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E non ci vuole molto ad immaginare che, in questo caso, la Presidenza della Repubblica non potrebbe fare altro se non sciogliere una seconda volta entrambe le Camere (lo scioglimento a catena paventato da ogni studioso delle forme di governo) e portare subito il Paese a nuove elezioni. Con tutto quello che ne verrebbe in termini di sfaldamento del sistema politico e degli assetti istituzionali.

Ora, che questo scenario non sia del tutto improbabile è dimostrato dal fatto che i sondaggi di questi giorni non danno la coalizione di governo (Pdl più Lega) al di là della soglia del 35-40 percento. Il che, pur con tutte le difficoltà del caso, rende l’ipotesi della lista carrozzone, con cui prima conquistare il 55 percento dei seggi e poi, spazzato via il governo, creare dalla macerie un nuovo sistema politico, qualcosa di più di una ipotesi di scuola. Soprattutto tenendo conto del fatto che il 14 dicembre sembra essere la data della discussione in Corte costituzionale della legge sul legittimo impedimento.

Un’altra anomalia (la quarta) non riguarda il divario tra Costituzione del 1948 e logica del maggioritario bipolare. Riguarda il fatto che, in un momento in cui la speculazione finanziaria internazionale, spezzate le reni alla Grecia, si sta concentrando sul debito pubblico di Irlanda e Portogallo e in un momento in cui il Presidente del Consiglio europeo Van Rompuy dichiara in pubblico che la moneta unica rischia di non superare la prossima crisi, la nostra classe politica si perda in una resa dei conti tutta interna, giocata su regole eluse e su regole inventate, come se si fosse ancora ai tempi in cui le crisi di governo potessero procedere prescindendo da quello che succede sui mercati internazionali e dai costi di finanziamento del debito pubblico.

Ma l’ultima anomalia (la quinta e la più grande) è che da qui al 14 dicembre  non è affatto detto che una crisi ci sia e che il Governo non riesca a guadagnarsi una maggioranza anche alla Camera, oltre che al Senato. Se non altro perché non sarebbe una grande novità che qualche parlamentare uscito a parole dalla maggioranza non ci rientri nei fatti. In fondo il divieto di mandato rappresentativo è lì a garantirgli questa possibilità.

Ed è questa  la migliore dimostrazione che, maggioritario o proporzionale, non si è mai usciti dal passato e che nemmeno da questo punto di vista ha senso distinguere tra Prima e Seconda repubblica. Maggioritario o proporzionale, siamo ancora tutti lì a confrontarci con le crisi (reali o virtuali) di coalizione e con gli eroi del divieto di mandato rappresentativo, che dicono di uscire dalle coalizioni e poi ci stanno. O ci rientrano.

L’importante è non stupirsi di nulla.

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COMMENTI
29/11/2010 - Il premio aiuta chi si aggrega (PAOLA CORRADI)

Credo che lo spirito del premio di maggioranza fosse un incentivo all'aggregazione delle forze di partito. E questo obiettivo è stato raggiunto. Il secondo passo dovrebbe essere quello di tenere insieme le forze che compongono un partito. Ovviamente in questo caso qualcuno deve rinunciare alle proprie idee in favore dell'unità. Cosa può ostacolare questo processo? Le baronie che opacizzano la fiducia nell'altro. Purtroppo quando si perde la fiducia è difficile recuperare un rapporto specialmente per chi non crede nel valore del "sacrificio". Questo per dire che il fatto che sia scritto nella costituzione piuttosto che in un decreto legge non basta a fare stare insieme le forze politiche. Il punto è un altro. E allora bisogna vedere che valori stanno alla base del partito politico. Diversamente qualsiasi legge dello stato non riuscirà a tenere insieme nulla.

 
19/11/2010 - anomalie all'italiana (maria schepis)

Le anamolie illustrate nell'articolo dimostrano che oltre ai piani di Fini e Berlusconi,è mandata all'aria questa povera italia,costretta a subire, ancora una volta, i duetti e i duelli di capricciosi governanti che, nell'ottica di una politica personalistica,la cui posta in palio è il potere,inventano ogni giorni una mossa.I fatti dimostrano a chiare lettere che tutte le regole sono saltate,che lo scollamento tra governanti e Paese è veramente considerevole.Le invocate e temute elezioni creerebbero una confusione incredibile,io non ho capito,nel caso di elezioni solo per la Camera ,a quale leader verrebbe dato l'incarico di formare il governo: a quello che ha la maggioranza al Senato o a quello che l'avrebbe alla Camera,in caso di vittoria di una coalizione diversa?A questo punto si potrebbero nominare due premier così sarebbero tutti felici e contenti ,in fondo anche a Roma ci fu il momento dei due consoli

 
19/11/2010 - Un'anomalia inesistente (enrico maranzana)

“Il che non è scritto nella costituzione formale ma è scritto in una legge elettorale” e, conseguentemente, il principio non ha alcun significato, nessun effetto, nessun valore. Parlarne vuol dire solo intorbidire le acque e fare confusione. Si vuole generare una situazione simile a quella del tempo di Pilato che “sapeva che i sommi sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia”, sentimento che derivava dalla popolarità, dalla capacità comunicativa di Gesù che offuscava il prestigio del sinedrio. L’antagonismo non aveva origine dalla diversa visione dell’aldilà o da differenti definizioni della missione dell’uomo, riguardava il potere. Per difendere il loro primato “i sommi sacerdoti sobillarono la folla perché egli rilasciasse loro piuttosto Barabba”, un sovversivo omicida. L’emotività, non la razionalità è il fondamento del “Crocifiggilo”, formulata come risposta alla domanda: “Che male ha fatto?”. Emotività e irrazionalità che hanno fatto dimenticare alla folla il motivo della loro adunata davanti a Pilato: “Chiedere ciò che sempre egli le concedeva”, ”rilasciare un carcerato a loro richiesta”. La gente, infatti, si era radunata per chiedere la liberazione di Gesù.