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Politica

SCENARIO/ Il filo rosso della "vita terribile" che unisce Marchionne e Berlusconi

Sergio Marchionne e Silvio Berlusconi sembrano accomunati dal fatto di fare “una vita terribile”. SERGIO LUCIANO commenta questa curiosa analogia

Marchionne_BerlusconiR400.jpg(Foto)

“Insonne”: a Palazzo Venezia le luci, di notte, non si spegnevano mai perché il Duce lavorava sempre. La mitologia del sacrificio sovrumano, il prometeismo dei leader massimi è una connotazione sistematica nella storia dei regimi politici, un clichet propagandistico mai abbandonato.

Il dato un po’ inquietante di questi nostri tempi confusi è che, immemori di questa lezione della storia, i leader di oggi ripropongono i vecchi schemi. A convergere su questa reiteratività sono stati, nell’ultimo mese, i due leader “più maximi” e tra loro più distanti che annoveri oggi l’Italia: Sergio Marchionne e Silvio Berlusconi.

Il primo, capo assoluto del gruppo Fiat - con un cumulo di deleghe dirette superiore a quelle che abbia mai avuto Cesare Romiti - accusato da un sindacalista della Fiom-Cgil di guadagnare troppo, anziché ignorare la critica, come pure sarebbe stato lecito, o rispondere in qualsiasi altro modo, non ha saputo dire altro che: “Io faccio una vita terribile!”, alludendo al grande carico di lavoro che indubbiamente, nel suo ruolo, è chiamato a sostenere.

In queste poche parole è contenuto un tale errore di comunicazione da far temere un simmetrico errore di concetto. Innanzitutto: è chiaro che i superstipendi dei top-manager come Marchionne derivano da leggi di mercato (o meglio: consuetudini) che non misurano la quantità dell’impegno degli interessati, ma la qualità e la responsabilità delle scelte a loro rimesse.

Quindi quell’allusione alla “vita terribile”, cioè alla fatica connessa al ruolo è, come dire, tecnicamente imprecisa. E comunque un uomo di mercato, com’è Marchionne, avrebbe pur potuto replicare che un attore o un calciatore guadagnano molte volte più di lui avendo infinitamente meno responsabilità!

E invece no: è venuta fuori, nuda e cruda, l’autorappresentazione dell’ego che l’uomo Marchionne dà di sé a se stesso, quella di un eroe indomito pur sotto una montagna di incombenze, di un campione della fatica oblativa verso il mondo, di un santo laico protagonista di una misconosciuta funzione salvifica a vantaggio della collettività. Inutile richiamare quella vecchia, saggia massima sul management in base alla quale “il bravo manager è colui che lavora per rendersi dispensabile” (il contrario di “indispensabile”): chi si pone al centro del mondo, chi si erge a motore del sistema, perno della grande ruota, fa una vita terribile e va idolatrato per questo.

Idem con patate per Berlusconi, il quale - nella surreale pretesa di non smentire, né ridimensionare o almeno dissimulare il suo stile di vita sessuale, diciamo così, “consumistico”, ma anzi di rivendicare il diritto a condurlo senza contestazioni né pettegolezzi, ha tracciato un quadro della sua giornata davvero eroico: “Faccio una vita terribile, disumana; ogni giorno lavoro fino alle due e mezza di notte, mi sveglio alle sette e mezza e riprendo, e così tutti i giorni, compresi i sabati e le domeniche. Se qualche volta per pulire il cervello voglio avere una cena con gli amici...”. E via così.


COMMENTI
03/11/2010 - "ARBEIT MACHT FREI" (giorgio cordiero)

Fin troppo facile la mia euristica. Il superuomo è spesso autocelebrativo, ma occorre distinguere Berlusconi da Marchionne. Il primo, ultimamente, pare uscito direttamente dalle pagine di "Così parlò Zaratustra", mentre il secondo dice di farsi il mazzo anche per fare lavorare gli italiani. Sulla possibilità del turno consecutivo prevista dal protocollo fabbrica Italia, va precisato che si tratta di eventi eccezionali e giustificabili. Faccio un esempio: io vivo a Pinerolo (TO) e qui in inverno nevica... parecchio. Allora capita che le linee di produzione si fermino perchè il camion che avrebbe dovuto portare il semilavorato non ce l'ha fatta... In casi come questi viene chiesta al lavoratore la disponibilità di proseguire il turno di lavoro successivo (massimo tre volte all'anno per addetto). Vi pare un atteggiamento da KAPO'? Sul fatto che Marchionne dica di lavorare fino a tardi e di svegliarsi molto presto... chi se ne frega se lui fa ciò che gli piace... lo faccia pure. Dall'intervista a "che tempo che fa" mi è parso evidente che lui lavori per piacere (questo vale anche per me e per questo mi ritengo fortunatissimo). Quanti gurdano "grande Fratello" fino a mezzanotte, poi proseguono con le "IENE" in versione piccante fino alle due del mattino, infine si alzano alle sei per vedere la partita, poi magari, appena c'è da vendemmiare, o da andare a funghi, o da vedere una partita... si mettono pure in mutua? Luciano fa un discorso forzato. Poco condivisibile.

 
02/11/2010 - due note (Roberto Bera)

1) secondo Tom DeMarco, studioso dell'organizzazione del lavoro nelle aziende informatiche "il ricorso abituale allo straordinario è il modo migliore per diminuire la produttività oraria" 2) La foto è quella anche esposta in un manifesto del gruppo "sinistra critica" con lo slogan "le nostre vite valgono più dei loro profitti". Lo slogan mi è piaciuto molto, ma le soluzioni che Sinistra critica proponeva mi sembravano cure peggiori del male. Mi sareppe comumque piaciuto dialogare con loro, ma non ho nè il tempo nè il back-ground per farlo. Qualche "sussidiario" vorrebbe prendersi l'incarico?

 
02/11/2010 - E cosa dire delle 12 ore di lavoro (PAOLA CORRADI)

Ma vogliamo anche commentare della richiesta di 12 ore di lavoro per chi lavora su catena di montaggio. Ma quante volte abbiamo lavorato per 12 ore senza accusare fatica? Ma c'è lavoro e lavoro! e stipendio e stipendio! E' ovvio che è possibile lavorare per 12 ore consecutive ma ciò deve essere retribuito in modo adeguato e poi comunque ci sono delle attività che eseguite dopo 12 ore diventano assolutamente impraticabili. Suvvia cerchiamo di essere realisti, l'uomo non è una macchina. Se vogliamo essere uguali ai Cinesi dobbiamo rinnegare 2010 anni di Cristianesimo, perchè noi santifichiamo le feste perchè per noi l'uomo con la sua umanità è il valore più grande che c'è. La prossima volta che mi viene proposto il modello Cinese, chiederò all'interlocutore di dichiarare la sua Fede.

 
02/11/2010 - " Et, et " non " o et o niet " (Carlo Martinelli)

Se uno è appassionato della bici e sta andando in salita, allora non gli sarebbe mai concesso di dire che la rampa è dura, perché quello è lo sport che se l'è scelto lui, perché gli piace. Certe teste di giornalisti sono veramente toste.