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DIBATTITO/ Finiani divisi. Urso: sì al Berlusconi bis. Perina: no, è una trappola

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Se è vero che in questa partita a scacchi tocca al Pdl fare la prossima mossa, anche ai futuristi spetta una scelta importantissima il giorno della fiducia. Il direttore de Il Secolo d’Italia non vuole anticipare la decisione che il gruppo prenderà a seguito di un dibattito interno, ma avverte: «Se il Pdl prosegue su questa strada si va incontro inevitabilmente alla sfiducia». Moffa si augura invece «che non si arrivi a un appuntamento di questo tipo e che non lo si faccia con un Parlamento condizionato dagli “ordini di scuderia”. C’è ancora lo spazio per recuperare la ragionevolezza necessaria. D’altra parte, gli errori sono stati commessi da entrambe le parti: da un lato c’è chi pensa di risolvere la situazione affidandosi al calcolo aritmetico, dall’altro c’è chi, ogni volta che si apre uno spiraglio per il dialogo alza l’asticella, rendendo impervio il confronto».

Principale indiziato Italo Bocchino, che ieri ha dato il via a una nuova polemica, dichiarando che «nome e il simbolo del Pdl sono in comproprietà con Fini» e che quindi «Berlusconi non potrà utilizzarli in campagna elettorale». «È un falso problema - ci dice Consolo -. Queste dichiarazioni non aiutano anche perché è risaputo che il Pdl stava già pensando di cambiare simbolo». «Bocchino, invece, introduce un problema politico più ampio - argomenta Flavia Perina -. La questione del simbolo dice che tutto ciò che era collegato al Pdl è franato dopo l’espulsione di Fini e la costituzione dei gruppi di Futuro e Libertà. O si affronta questo punto essenziale o da questa crisi non usciremo mai. Inizio però a pensare che Berlusconi preferisca continuare a non risolvere questi nodi e che, continuando a galleggiare, proverà a gestire il percorso di avvicinamento alle elezioni in primavera, sempre più inevitabili».

Sull’eventualità di un voto anticipato i finiani sembrano però concordare: Fli potrà anche passare tecnicamente per un “Terzo polo”, ma non sarà il “Polo di centro”. Nel nome di “un’altra politica possibile” e con l’obiettivo di un “nuovo centrodestra” la competizione avrà un solo avversario: il Pdl.

(Carlo Melato)

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