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Politica

VIENI VIA CON ME/ 1. Bersani-Fini, quel ping pong bipolare che consegna l’Italia al Leviatano

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Chiamiamolo come meglio ci aggrada, ma questo ping pong bipolare che ci propone l’attuale futurologia politica è invece un minuetto molto hobbesiano e correttamente lib-lab: moralità dello Stato e mercato regolato e ben temperato. Tertium non datur.

 

Non un accenno, neppure per errore, a quell’Italia profonda che fa tutto quel che serve per costruire il bene comune prima e forse nonostante lo Stato e le sue pretese. Non una parola per la faticosa vita activa delle famiglie italiane, quei luoghi in cui tutto sommato si educa e si cura il popolo, evidentemente troppo privati per aver diritto di parola nell’arena pubblica, perché insomma il familismo è per definizione amorale e dunque meglio lasciar perdere. Non una frase, anche piccola, per l’Italia nonprofit, caritatevole, social-imprenditoriale e cooperativistica che si smazza l’amministrazione quotidiana non solo delle povertà, delle solitudini e di tutte le sfighe che ci vengono alla mente (e sarebbe già molto), ma anche l’educazione di una buona fetta di pargoli che altrimenti peserebbero sulle casse (vuote) della scuola statale, nonché l’assistenza agli anziani e ai disabili (che altrimenti costerebbero troppo alle altrettanto vuote casse dei 9000 e passa comuni del Belpaese).

 

Nulla. Solo lo Stato solidale e il mercato meritocratico. Nient’altro. Non che l’attuale maggioranza di governo riesca a far meglio, vista la malparata del 5 per mille e tanti altri segnali, piccoli e grandi, di disattenzione pratica verso l’Italia di mezzo. Ma di certo il “Bersan-ini” che ci spacciano come moneta di nuovo conio rischia solo di apparire come una edizione riveduta e modernizzata del welfare state tradizionale, senza che la sussidiarietà entri neppure per sbaglio a spostare il tiro e correggere gli errori di sempre. Con l’aggiunta, un po’ indigesta, di quell’individualismo radicale che piace tanto alla gente che piace. Ma che probabilmente il popolo italiano, ancora una volta, forse l’ultima, riuscirà a rispedire al mittente.

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COMMENTI
24/11/2010 - la stupidità (luisella martin)

Anni fa partecipai ad un seminario sull'intelligenza. Da allora sono tormentata da un dubbio: poiché gli intelligenti riconoscono in tutti gli altri le loro stesse potenzialità e gli stupidi non possono farlo, o siamo tutti intelligenti o siamo tutti stupidi... Con il passare degli anni ho abbracciato questa tesi: nasciamo tutti intelligenti, chi più, chi meno, poi l'esperienza ci porta ad usare sempre meno l'intelligenza, che spesso è un fardello difficile da sopportare. In alcuni casi,forse per traumi psicologici subiti, tradimenti, perdita dell'amore, perdita del lavoro, crac finanziario,si rinuncia del tutto all'intelligenza, preferendo ad essa la furbizia. Mi sembra sia il caso dei due personaggi descritti nell'articolo.

 
23/11/2010 - Considerazione (Moreno Morani)

Perché stupirsi più che tanto? Entrambi i personaggi sono melanconici epigoni di due ideologie fortemente stataliste (non dimentichiamo che anche l'IRI e tutti i baracconi dell'assistenzialismo di Stato erano un'invenzione del ventennio, non dei governi democristiani). Sono epigoni non pentiti, e anche se nelle loro dichiarazioni pubbliche proclamano a parola di avere preso le distanze dal loro passato, in realtà nel profondo dell'anima sono ancora abbarbicati alle loro idee originarie, entrambe perdenti e condannate dalla storia. Anche sulla riverniciatura laico-social-progressista che il FLI sta tentando ci si dovrebbe fare qualche domanda: non è per caso che elementi del genere sono già presenti nell'ideologia di Salò?

 
23/11/2010 - Lo statalismo non ha colore (Francesco Carbonchi)

Grazie grazie grazie. Concordo in pieno con l'articolo, è quello che penso da molto tempo. Sono convinto che la visione politica di entrambi sia quella dello "Stato madre di tutte le cose" e che la conciliazione tra i due sia inevitabile. Cambia solo il colore (le bandiere, gli slogan, le parole d'ordine, l'abbigliamento, i giornali), rosso o nero che sia, ma la zuppa è la stessa. Infatti il nemico che combattono è lo stesso.