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SCENARIO/ Il "presidenzialismo" alla Napolitano congela Berlusconi e la crisi

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La crescita di Napolitano è quindi la naturale conseguenza della perdita di carisma delle altre principali autorità dello Stato e dei principali leader di partito  con un Parlamento che, nato con sicuri schieramenti tendenti al bipartitismo, è diventato un pollaio frantumato e imprevedibile del tutto indifferente ai rischi nazionali.
Napolitano eletto Presidente della Repubblica come “padre nobile” della sinistra italiana ha vissuto una significativa metamorfosi.

Con il ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi il Quirinale sembrò inizialmente assumere le arcigne sembianze di un “contropotere”, ma con il tempo, di fronte all’operare concreto e coscienzioso di diversi ministri, ha assunto un ruolo di “controllo” sempre più privo di pregiudizi.

È con l’indebolimento del premier - sotto attacchi personali e per divisioni della maggioranza - che si è quindi, di fatto, instaurato un regime di “coabitazione” e anche di invadenza preventiva negli atti del governo e nella stessa definizione dell’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri. Però Napolitano ha svolto questa “coabitazione” senza apparire portavoce dell’opposizione:  sulla base di autonome convinzioni e, soprattutto, non facendo mancare apprezzamenti espliciti per determinati atti del governo, del premier e di suoi ministri.

Oggi siamo al decollo di un vero e proprio “presidenzialismo”: in verità non ricercato, ma regalato e necessario.
Tale “terziarità” - che risulta non priva di ampio consenso nell’opinione pubblica - nel quadro di un indiscutibile ridimensionamento dei due principali poli apre le porte a un “terzo polo” come soggetto politico?


COMMENTI
26/11/2010 - non come Scalfaro (attilio sangiani)

Effettivamente Napolitano inaugura un particolare tipo di "presidenzialismo" non a suffragio popolare. Tuttavia non a danno del Paese,anzi! Ben diversamente fece Scalfaro,che,per farsi "assolvere" dalla sinistra annidata nella magistratura ,che l'aveva minacciato di metterlo tra gli "indagati" già condannati con "l'avviso",si rese servo degli ex-comunisti e sinistra D.C. Infatti fu opera sua la caduta del primo Governo Berlusconi e l'atteggiamento di sistematica diffida nei confronti della maggioranzxa eletta dal popolo. Vi ricordate il messaggio a reti unificate : "Non ci sto!!! " ?

 
24/11/2010 - 2+2 non sempre fa 4 (luisella martin)

L'articolo é interessante ed intelligente. Registra il pensiero lucido e le strategie dei nostri politici,ma...Possibile che sia solo l'ambizione a muovere Fini,Bersani, Carfagna,Di Pietro...contro un governo che é stato confermato più volte perché la gente ha capito il momento difficile che l'Italia stava attraversando? Possibile che parlamentari,ministri,candidati siano mossi prima di ogni cosa dall'interesse personale o della propria parte? Forse che occuparsi di politica é diventato un lavoro? Non leggo altre motivazioni,però! E,dove c'é solo ambizione,dove mancano ideali,speranze,progetti belli per il mondo da lasciare ai nostri figli,lì la politica diventa quella cosa"sporca"di cui le persone semplici non vogliono interessarsi. Forse i presidenti Napolitano e Berlusconi non hanno perso gli ideali,crescendo! Matematicamente possiamo sperare nell'uguaglianza 1+4=2+3(come sono state indicate nell'articolo la prima, seconda e terza carica dello Stato), cosa che restituirebbe al parlamento italiano la dignità e l'ideale grandezza che merita