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SCENARIO/ Il "presidenzialismo" alla Napolitano congela Berlusconi e la crisi

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Le attuali “grandi manovre” di superamento del bipolarismo e del maggioritario non sembrano però convincenti e popolari. Emerge un insieme di calcoli e cioè tante mezze politiche che messe insieme non fanno un intero. Il Terzo Polo parla molto di legge elettorale, ma in fatto di politica economica è molto sfuggente con i suoi esponenti che - da Fini a Montezemolo, da Rutelli a Casini e Tabacci - dondolano tra mercatismo e assistenzialismo: mani libere a banche e imprese e salari per tutti.

Il caso di Milano è significativo. La candidatura di Albertini è morta in partenza perché nasce tutta su ipotesi a tavolino: la vittoria di Pisapia determinerebbe nel Pd una diaspora a favore dell’ex sindaco. Ma Pisapia è il vero Pd. Si tratta dell’uomo che ha traghettato i dalemiani milanesi fuori da Mani Pulite, “garantista” non certo in polemica con la Procura. Pisapia è stato il principale collaboratore di D’Alema nella Bicamerale e il senatore  Gerardo D’Ambrosio è suo “grande elettore”.

Perché la maggioranza del Pd ha votato Pisapia? Perché a Milano nel Pd si era stufi di avere come candidati personalità certamente ineccepibili, ma che non erano - salvo il caso di Penati - leader politici. In tutti questi anni il gruppo dirigente del Pd milanese si è sempre preoccupato di trovare “papi stranieri” (un tempo si chiamavano “utili idioti”) ovvero candidati che non rischiassero di assumere un ruolo di leader politico. Ma non si può andare all’assalto di un berlusconismo sempre più demonizzato con candidati “usa e getta”.

Con Giuliano Pisapia la sinistra milanese finalmente, anche in caso di sconfitta, ha in consiglio comunale una leadership politica di primo piano. Albertini è certamente una personalità con numerose qualità, ma votarlo è da sinistra una ammissione di inesistenza. A Milano non è percorribile una togliattiana “svolta di Salerno” facendo votare Badoglio in odio a Mussolini. E Bersani si è affrettato a metterci una pietra sopra. Albertini se scende in campo indebolisce la Moratti, ma arriva terzo, non sarà in grado di dare indicazione di voto per il ballottaggio e l’Udc andrà a trattare i posti con la Moratti.


COMMENTI
26/11/2010 - non come Scalfaro (attilio sangiani)

Effettivamente Napolitano inaugura un particolare tipo di "presidenzialismo" non a suffragio popolare. Tuttavia non a danno del Paese,anzi! Ben diversamente fece Scalfaro,che,per farsi "assolvere" dalla sinistra annidata nella magistratura ,che l'aveva minacciato di metterlo tra gli "indagati" già condannati con "l'avviso",si rese servo degli ex-comunisti e sinistra D.C. Infatti fu opera sua la caduta del primo Governo Berlusconi e l'atteggiamento di sistematica diffida nei confronti della maggioranzxa eletta dal popolo. Vi ricordate il messaggio a reti unificate : "Non ci sto!!! " ?

 
24/11/2010 - 2+2 non sempre fa 4 (luisella martin)

L'articolo é interessante ed intelligente. Registra il pensiero lucido e le strategie dei nostri politici,ma...Possibile che sia solo l'ambizione a muovere Fini,Bersani, Carfagna,Di Pietro...contro un governo che é stato confermato più volte perché la gente ha capito il momento difficile che l'Italia stava attraversando? Possibile che parlamentari,ministri,candidati siano mossi prima di ogni cosa dall'interesse personale o della propria parte? Forse che occuparsi di politica é diventato un lavoro? Non leggo altre motivazioni,però! E,dove c'é solo ambizione,dove mancano ideali,speranze,progetti belli per il mondo da lasciare ai nostri figli,lì la politica diventa quella cosa"sporca"di cui le persone semplici non vogliono interessarsi. Forse i presidenti Napolitano e Berlusconi non hanno perso gli ideali,crescendo! Matematicamente possiamo sperare nell'uguaglianza 1+4=2+3(come sono state indicate nell'articolo la prima, seconda e terza carica dello Stato), cosa che restituirebbe al parlamento italiano la dignità e l'ideale grandezza che merita