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FLI/ Fini: Berlusconi si dimetta se ha a cuore il bene dell'Italia

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Il leader di Fli prima di trarre queste conclusioni aveva ironizzato sul "compitino dei 5 punti", a cui anche i futuristi avevano dato la fiducia, definendolo insufficiente. Aveva aperto poi all'Udc, in caso di crisi, ponendo due punti programmatici fondamentali per il futuro: una nuova legge elettorale e un impegno serio per la Camera delle autonomia e delle Regioni.

Gianfranco Fini aveva iniziato il suo intervento tra gli applausi dei 6.000 partecipanti alla convention. «In poche settimane ci siamo resi conto che non siamo marginali e condannati a rapido oblio, ma ad essere politicamente determinanti per le sorti del governo e ancor di più per l'avvenire della nostra patria».

Il nuovo partito, ha detto il leader, «non sarà una An in piccolo ma nemmeno una sorta di zattera della medusa pronta a raccogliere naufraghi di ogni stagione».

«In altri contesti si era soliti dire: porte aperte a tutti, eslcusi i perditempo. Qui si può dire porte aperte a tutti esclusi affaristi e carrieristi - ha aggiunto Fini -. Oggi che rappresentiamo una bella e positiva novità, se vogliamo essere coerenti dobbiamo vigilare».

Il governo, secondo il Presidente della Camera, non avrebbe «una percezione reale di quella che è la condizione dell'Italia». «Possibile che se personalità come Mario Draghi od Emma Marcegaglia indicano come prioritario il rilancio del Paese o della produttività si mitighi sempre tutto come ipotetiche o assurde congiure o si dica che tutto va bene perchè c'è il governo del fare? A me sembra piuttosto che ci sia il governo del fare finta che tutto va bene».



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