Politica
lunedì 8 novembre 2010
L’hanno chiamata la sfida dei ribelli, ma il sospetto che dietro l’iniziativa di Matteo Renzi vi siano altre motivazioni ha tolto forza agli autoconvocati di Firenze. La manifestazione è stata sicuramente un successo per l’ampia partecipazione. La regia di Renzi e Pippo Civati, consigliere regionale della Lombardia, ha prodotto una kermesse diversa dalle solite con filmati, molta ironia, interventi a pioggia anche molto brevi. Nelle intenzioni dei promotori avrebbe dovuto essere la chiamata alle armi della giovane generazione del Pd insoddisfatta dall’attuale leadership del partito e soprattutto desiderosa di mandare in pensione quelli che i socialisti francesi chiamano i “vecchi elefanti”.
I “fiorentini” proclamano l’inutilità dell’antiberlusconismo, il rifiuto della vecchia sinistra, la politica delle cose concrete. È difficile dire se avranno successo. Poco meno di dieci anni fa il movimento dei girotondi mise in ginocchio la vecchia classe dirigente e fu sconfitto dopo una dura battaglia campale. I rottamatori di Firenze non rappresentano un movimento ma sembrano gli juniores della Casta che cercano il loro momento di celebrità candidando il sindaco di Firenze alla leadership del centro-sinistra invece di Vendola, Chiamparino e Bersani. Ieri una vecchia volpe come il segretario del Pd ha azzeccato la contromossa convocando, contemporaneamente all’assise fiorentina, l’assemblea dei segretari dei circoli del Pd.
Matteo Renzi e Pippo Civati sono nati entrambi nel 1975, e sono in politica (rivestendo cariche di partito) dal 1998 (Civati) e dal 1999 (Renzi). Sono presenti nei palazzi delle istituzioni addirittura dal 1997 (a 22 anni, Civati) e dal 2004 (a 29 anni, Renzi). Renzi è dunque “uomo delle istituzioni” da soli 6 anni (che peraltro sono già la non trascurabile percentuale del 35% della sua vita di cittadino maggiorenne), ma Civati addirittura da 13 anni, ben il 76% della sua vita di cittadino eleggibile. Non ha dunque tutti i torti Calderola nel far rilevare l’esistenza dell’accusa ai due, ma direi soprattutto a uno di essi, di “carrierismo giovanile”. Ritengo però che non si debbano giudicare le persone ma le idee che professano. Per questo, nonostante militino nello stesso partito, trovo i due molto più diversi di quanto non sembri.
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