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CHIESA/ Tornielli: Bagnasco non critica il governo, ma pensa all’impegno dei cattolici in politica

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Il cardinal Bagnasco richiama i politici italiani al fatto che «non è più tempo di galleggiare» e subito si scatena la caccia al retroscena sui possibili significati di quell’indicazione in un momento delicato per le istituzioni italiane. Ilsussidiario.net ha intervistato il vaticanista de il Giornale, Andrea Tornielli, per chiedergli di leggere tra le righe dell’intervento del presidente della Cei.


Partiamo subito dalla frase su cui si è incentrata l’attenzione dei media, l’invito a non galleggiare. Che cosa intendeva dire Bagnasco?

Intanto, il discorso del cardinale Angelo Bagnasco era stato già scritto prima di domenica, quando il presidente della Camera, Gianfranco Fini, è intervenuto parlando del dibattito politico interno alla maggioranza. E quindi le parole del segretario della Cei non possono essere lette come un riferimento a quella presa di posizione, come se dicesse «questo governo sta galleggiando» o qualcosa di simile. Anzi, Bagnasco è stato molto attento a non entrare in indicazioni tecnico-politiche che non fanno parte dei suoi compiti. Più che altro il suo invito ai politici è stato quello di smettere di parlare di sé e di interessarsi dei problemi reali del Paese. Anche perché il rischio è che questo scadere della politica allontani sempre di più la gente.


Qual è quindi il contributo del discorso di Bagnasco nell’attuale contesto politico?



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COMMENTI
09/11/2010 - PRESENTE!...nonostante tutto... (GIANLUIGI PARENTI)

Scusate: ma che intervista è? Noi cattolici impegnati in politica siamo "schifati" dal vedere che comunque, alla fine il nostro impegno serve solo ad alcuni (tendenzialmente i soliti)per avere posti e voti. Io personalmente sono stanco di dare tempo e soldi alla politica ,l'unica cosa che mi trattiene a non mollare è l'obbedienza alla richiesta del Papa di un nostro impegno. Il problema è che io, ad esempio,mi impegno sul territorio e altri poi pensano a spartirsi cariche, incarichi in posizioni che in ultima analisi sono quelle che effettivamente hanno la possibilità di legiferare o di proporre le politiche. Allora credo che l'emergenza in politica non sia la legge elettorale, ma che gli elettori sappiano eleggere partendo da una cultura che sia ben identificata in persone e in partiti. Ma come si fa ad essere eletti come politici cattolici ,se di cattolico in Italia è rimasto ben poco nella vita degli elettori? Dobbiamo anche noi scendere a cinici compromessi (vedi legge 194, legge 40)? E'molto più potente a livello politico avere dei cittadini forti e uniti su certi valori che facciano opinione tanto da smuovere il Palazzo piuttosto che avere un politico ( magari anche cattolico)debole o ricattabile o peggio ancora che deve il suo stipendio alla politica!