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Politica

SCENARIO/ D'Alema e quel ritorno al vecchio Pci per "battere" Berlusconi e Vendola

Nuovi fuochi si accendono nel Pd con le proposte dell'asse D'Alema-Latorre. Bersani è pronto alle nuove sfide? Le risposte di PEPPINO CALDAROLA

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Nel Pd è tornato il tempo dei fuochi ma con molte differenze rispetto al recente passato. In primo luogo per la caratterizzazione di chi ha acceso il nuovo dibattito, in secondo luogo per le prospettive che esso apre. Bersani deve ora fare i conti con una discussione che parte dall’interno della propria maggioranza e in particolare dalla componente dalemiana.

Domenica scorsa l’ex presidente del Consiglio ha proposto un governo di salvezza nazionale e uno schieramento elettorale, in caso di voto anticipato, che si spinga fino a raccogliere i finiani. È del tutto evidente che in questo caso non ci sarebbero le primarie e che Bersani non sarebbe il candidato premier.

Nicola Latorre, invece, prendendo atto della difficoltà strutturale del Pd, e del crescente peso di Vendola, ha proposto al governatore  pugliese un nuovo patto fondativo che modificherebbe gli assetti interni in modo radicale. Si tratta di due proposte che stanno assieme, cioè non si contraddicono.

D’Alema si rende conto che bisogna sbloccare la situazione italiana e immagina un governo di transizione, non guidato da Berlusconi, aperto anche al PdL e immagina anche che in caso di scontro elettorale bisogna mettere assieme tutti quelli che vogliono una nuova stagione politica rinviando la gara fra destra e sinistra ad un tempo successivo.