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Politica

IL RICORDO/ Salverino De Vito, il ministro della sussidiarietà

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L’idea era quella di finanziare non un imprenditore, o un “figlio di”, ma chi, avendo un’idea e una competenza per portarla avanti, non aveva gli agganci giusti per avere i finanziamenti e per poter fare i relativi investimenti. Una sorta di prestito d’onore, che spezzava sul nascere ogni legame clientelare perché era di tutta evidenza che farsi finanziare dei macchinari e assumere delle persone senza avere voglia e capacità di stare sul mercato sarebbe stato solo un boomerang per chi maldestramente ci avesse provato.

La selezione, dunque, avveniva - fisiologicamente - più sul coraggio nell’intrapresa, sulla capacità di mettersi assieme ad altri, sulla creatività, che sulle conoscenze e sulle entrature. Perciò era coraggiosa, perché non era in grado, per un politico, di creare sacche di assistenzialismo su cui lucrare, ed era dunque una legge che assomigliava pari pari al ministro proponente, personaggio semplice ed essenziale.

Un maestro elementare da sempre impegnato in politica, ma che amava rapportarsi con uomini di cultura, cito per tutti il fondatore del Censis Giuseppe De Rita, uno dei tanti intellettuali con cui era in contatto nel tentativo di dare un respiro strategico alla sua azione. De Vito era uno che metteva veramente al centro della sua azione l’investimento sui giovani.

Chi scrive, giovane consigliere comunale e poi assessore ad Avellino, ne ha anche personalmente beneficiato, in termini di stima (ricambiata) senza averne particolare titolo. Dote rara nei politici, e non solo, più avvezzi a mettere i giovani l’uno contro l’altro per scongiurare, con la divisione, la potenziale successione.


COMMENTI
14/12/2010 - un grazie (Maria Pia D'Onofrio)

Grazie. Anche io sono una di quelli che negli anni 90' era un giovane. Anche io come tanti ho iniziato l'avventura della "De Vito" e sono diventua un "giovane imprenditore". Sono molisana e abbiamo iniziato fra mille difficoltà la nostra attività solo nel 1999. Oggi abbiamo due stabilimenti e diamo lavoro a circa una ventina di persone. Ho sempre apprezzato, non perchè ne ho beneficiato e basta, la legge 44 perchè, come ricordavate, non solo prevedeva dei contributi ma accompagnava l'azienda con la formazione e anche negli anni successivi all'avvio dell'attività. Ho sempre pensato che questo sconosciuto fosse il solito politico o un grigio burocrate che fortuitamente fosse stato consigliato bene da qualche consulente che gli avesse scritto la legge. Mi fa invece piacere apprendere che si tratta di un uomo, di una persona semplice, purtoppo anch'essa vittima di un sistema che non premia chi non pensa solo al proprio tornaconto. Ce ne vorrebbero di uomini così! A lui va il mio grazie perchè oggi non saremmo qui. Grazie.