Politica
mercoledì 15 dicembre 2010
Il via libera politico a negoziare un accordo con l’Udc (sempre che Pier Ferdinando Casini ci stia) Umberto Bossi gliel’ha concesso volentieri. “Non c’è nessun veto all’ingresso dei centristi…”, ha abbozzato sornione, a voto ancora fumante, il Senatur. In cambio, il Carroccio avrebbe strappato garanzie sul federalismo e sullo sbocco elettorale, se in pochi giorni la macchina del governo non riprendesse a marciare spedita. Ma per il Cavaliere tornare a bussare alla porta centrista potrebbe rivelarsi in ogni caso una tagliola inesorabile. Il massimo dell’allargamento possibile, alle condizioni date, ma anche il massimo del rischio.
La fiducia strappata sul filo del rasoio e la sconfitta della fronda finiana regalano al premier una vittoria numerica ancora tutta da consolidare in chiave politica. Ed è evidente che sarà il Carroccio il gran mazziere del governo. Sarà via Bellerio, ancor più di prima e questa volta senza alcun contrappeso interno, a dare il ritmo all’esecutivo, a deciderne tempi e contenuti: se proseguire anche dopo gennaio, quando verranno approvati verosimilmente i decreti sul federalismo, oppure staccare la spina per andare all’incasso elettorale, drenando voti anzitutto all’amico Silvio. Magari ammaccato dal pronunciamento sul legittimo impedimento, nel più classico bacio della morte. L’apertura ai democristiani, osteggiata da gran parte della sua base, sta perfettamente in questo disegno. Lo scopo costituente del leghismo di governo è quello di portare a casa il federalismo o comunque il suo feticcio, costi quel che costi. Un negoziato con l’Udc che passi a certe condizioni dal suo re-imbarco al governo potrebbe essere anche nell’interesse di Bossi.
Permetterebbe infatti al Senatur di mettere a segno alcuni colpi: integrare l’Udc nell'iter dell’approvazione finale dei decreti attuativi del federalismo, evitando che il partito centrista si faccia promotere di un referendum popolare per abrogarlo; accreditarsi definitivamente con il Colle, che ne apprezzerebbe la virata costituzionale in tempi di speculazione finanziaria; e soprattutto presso le gerarchie vaticane (cardinale Tarcisio Bertone in primis) che spingono per una convergenza Berlusconi-Casini e presso la galassia ex Dc che governa le grandi fondazioni bancarie, che hanno in pancia i pacchetti di controllo dei sacrari del capitalismo del nord.
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