BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARIO/ Ostellino: Berlusconi e l'Italia "sfiduciata" di black bloc e corporazioni

Pubblicazione:giovedì 16 dicembre 2010

Berlusconi_Fini_DivisiR375.jpg (Foto)

«Berlusconi vada in parlamento e spieghi perché dal 1994 a oggi non è riuscito a fare le riforme che aveva promesso, così come non ci sono riusciti i vari governi di centrosinistra. La crisi è molto più profonda di quanto possa apparire, le corporazioni bloccano il Paese e per affrontarla occorre trasformare radicalmente le istituzioni italiane». Ad affermarlo è Piero Ostellino, editorialista del Corriere della Sera, intervistato da IlSussidiario.net. Per il commentatore «l’Italia è in una situazione disastrosa e l’unica istituzione a dimostrarsi ancora dinamica è la Chiesa. Al contrario, gli scontri di piazza a Roma rivelano che la società italiana è ferma all’epoca fascista: o lo Stato ci garantisce il posto fisso, oppure spacchiamo tutto».

 

 

Ostellino, che cosa dovrebbe fare Berlusconi dopo il voto di fiducia di martedì?

 

Andare in parlamento e spiegare perché non è riuscito a realizzare prima le cose che aveva promesso: ridurre la spesa pubblica e la tassazione, riformare la giustizia, realizzare la rivoluzione liberale insomma.

 

 

Quindi la responsabilità di quanto è avvenuto sarebbe di Berlusconi?

 

Non sto dicendo questo. Nel 1994 lui è arrivato e ha promesso la rivoluzione liberale. Poi è tornato al governo altre due volte, e ogni volta ha riformulato lo stesso impegno. E allora perché non lo mantiene? Ma non è solo un problema del centrodestra. Chiunque sia al governo in Italia non riesce a governare, si tratta quindi di cambiare le istituzioni. Evidentemente se nessuno si pone il problema è perché questa situazione va bene a tutti. E questo vale per il centrosinistra come per Berlusconi, vale per chiunque vada al governo.

 

 

La soluzione potrebbe essere un allargamento della maggioranza?


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
16/12/2010 - Come i monaci (MAURIZIO BORGHI)

E' l'eterno dilemma tra scelte di ampio respiro che tentativamente rispondono ad una logica di bene comune nel senso vero del termine e scelte a corto raggio basate sulla ricerca di minimo comun denominatore fatte a difesa di interessi 'particulari' di chi avendo o non avendo il potere partecipa sempre e comunque al gioco delle parti solo per salvaguardare il proprio metro quadro di qualsiasi colore esso sia. Questo vale sia se si tratta di decidere importanti riforme per la nazione sia se si tratta di decidere cose più banali come il tracciato di una autostrada nel proprio comune Forse anche ai tempi di Dante la situazione era così impantanata, questo tanto per dire che il peccato originale non è una invenzione dei preti. Servono uomini dal cuore grande e dalla intelligenza acuta che sappiano umilmente servire e desiderare il bene per se e gli altri. Uomini che non hanno il cuore appesantito perchè in pace, come i monaci medievali. Impavidi perchè il loro tesoro è al sicuro per sempre. Mi domando se ci sia ancora posto per loro. Se così non fosse ci aspettano tempi molto duri.

 
16/12/2010 - Meno tutto (Alberto Consorteria)

Avvocati anziani al posto dei notai, più licenze dei taxi, meno insegnanti, meno gente nell'amministrazione pubblica, meno tasse, riformare la giustizia, ecc. ecc. Ma che aspetta 'sto Governo a fare qualcosa? L'ho votato per questo, non per le leggine... Intanto i giudici romani lasciano liberi i facinorosi di Roma. E noi pagheremo per quel disastro di manifestanti impazziti. Non sono i magistrati il problema del paese, e il senso di insicirezza che gettano nelle transazioni economiche anche più elementari con la loro incapacità a decidere... no... la giustizia funziona benissimo, come dice Di Pietro, che non è in coflitto di interessi e che quando parla di magistratura è la persona meno interessata del mondo... no, il problema sapete qual'è? Berlusconi che fa le festicciole. Berlusconi, facci ste riforme, fai funzionare la macchina, se no vattene, e di che non ne sei stato capace, e lascia andar su una classe liberale più coraggiosa. Accetta il confronto nel partito, la concorrenza di Formigoni e Tremonti, e fatti da parte verso il Colle. C'è troppo bisogno di quella libertà di cui parla Ostellino, e finché tu starai lì nulla cambierà.

 
16/12/2010 - e se il problema fosse l'intervistato? (Collina Andrea)

Analisi corretta. Ma analisi sincera? Forse che uno dei motivi per cui questo governo non riesce a governare sia anche rappresentato da quelle campagne di stampa che da più o meno un anno e mezzo, ovvero da quando il Governo ha potuto iniziare realmente a lavorare (approvazioen federalismo fiscale, ddl riforma della giustizia, ecc,) si sono "misteriosamente" scatenate - come le bufere di neve di questi giorni - provocando scissioni di partiti, crisi di governo e continui ricorsi a voti di fiducia? Ma non è forse il glorioso giornale dell'intervistato, uno dei principali artefici di queste compagne di stampa? E forse non è altrettanto vero che giornali e giornalisti di questa gloriosa testata sono pagati da un ingente cartello economico finanziario che racchiude il gotha della finanza italiana e alla quale partecipa anche il gotha della finanza straniera? Del resto la soluzione proposta, una quinta repubblica alla De Gaulle, e quindi statalista, antireligiosa e nazionale, non è altro che l'espressione dei desideri di questa "corporazione dei migliori", che edita i principali giornali, affinché siano invitati nelle principali trasmissioni televisive e, pian piano influenzare la mentalità comune del popolo, affinché sia preparato ad un nuovo "polo" (forse gelido come il ghiaccio di questi giorni) al quale in questi giorni - e loro sperano nei prossimi anni - affidare anche il potere politico.

 
16/12/2010 - cosa cambiare (Stefano Montaccini)

Analisi perfetta, soluzione inefficace. Occorre che tutti ci muoviamo per chiudere gli spazi alle corporazioni e dilatare quelli di chi opera con una mentalita` sussidiaria. Tutti possiamo iniziare a pensare, giudicare, lavorare sussidiariamente.