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Politica

FIAT/ Sapelli: Marchionne cala il sipario sulla sinistra italiana

La vicenda di Mirafiori, spiega GIULIO SAPELLI, ha portato allo scoperto le spaccature del Partito democratico, che perde sempre più contatto con il mondo del lavoro

Pier Luigi Bersani e Sergio Marchionne (Foto Ansa)Pier Luigi Bersani e Sergio Marchionne (Foto Ansa)

Il silenzio di Bersani è assordante. I distinguo seri ma non comunicabili di Fassina, troppo colti per essere compresi, mentre invece il sì squillante di Fassino che si candida anche in questo modo alla corsa per le primarie da sindaco (con una prima ferita da San Sebastiano) si accomuna alla filo-marchionniana empatia del sindaco attuale di Torino, Chiamparino.

Una spaccatura insanabile che tuttavia è interna alla consapevolezza comune che l’occupazione e la necessità dell’investimento sono l’appuntamento inderogabile a cui si è chiamati, se non si vuole la scomparsa del settore industriale che per indotto è il più importante d’Italia e uno dei più ampi d’Europa.

Esiste poi la categoria dei professionisti del liberismo atomistico antipersonalistico all’Ichino per i quali tutto va benissimo e ai voleri Fiat non solo si deve aderire toto corde, ma anche dichiararsi contenti e felici a ogni diktat che il marchionnismo ci impone. Ed è proprio qui il disvelamento del disfacimento intellettuale del Partito Democratico

La sinistra antagonista coglie nel “world manifacturing process” e nel salario legato alla produttività la quintessenza dello spirito capitalistico a cui occorre opporre non la negoziazione sindacale e la contrattazione, ma l’antagonismo, ossia l’ipostatizzazione dei diritti svincolati dai doveri continuando il sorelismo trentiniano e carnitiano del salario variabile indipendente.

La sinistra antagonista ha sublimato la sconfitta storica del 1980 e della marcia dei quarantamila interpretandola non come l’avvento di un nuovo ciclo capitalistico, ma come un tradimento delle oligarchie sindacali e partitiche socialdemocratizzatesi: Cgil, Pci ed ex Pci in testa. Lo sbocco non potrà che essere la trasformazione della Fiom in un sindacato rosso dalle ascendenze anarco-sindacaliste. Si tratta in ogni caso di una traiettoria tragica per i lavoratori, ma lineare e fiera nella disperazione.


COMMENTI
30/12/2010 - effetto delle globalizzazione.... (attilio sangiani)

ai tempi di Pasquale Saraceno,Ezio Vanoni,Amintore Fanfani,ecc. si diceva che per aiutare lo sviluppo del "Terzo Mondo" occorreva "portare i capitali là dove c'era il lavoro" . Ma non c'era ancora la globalizzazione "selvaggia",senza regole e senza regolatore. Realizzata questa alla fine degli anni '90,dalla sinistra di Prodi,D'Alema,Amato ( ricordate la messa a ferro e fuoco di Genova dai "no global" nel 2.000 ,quando questi ignoranti e violenti dicevano che la globalizzazione avrebbe arricchito ancor più i paesi ricchi e impoverito i poveri ? ) è avvenuto proprio il contrario di quello che i saccheggiatori e distruttori di Genova predicevano. Oggi ci troviamo di fronte alle "delocalizzazioni" di molte imprese italiane, proprio come suggerivano gli economisti degli anni'50. Conseguenza: per reggere la concorrenza dobbiamo avvicinare sempre più il trattamento dei lavoratori dipendenti delle industrie italiane "delocalizzabili" a quello del "terzo mondo". A meno di ritornare al "protezionismo" ed alla "autarchia",seguendo le pretese antistoriche della sinistra estrema. A mio parere occorrerebbe che la CEE adottasse non il protezionismo,ma i "dazi compensatori" delle differenze fiscali e parafiscali tra i paesi imprtatori e quelli esportatori,come già avviene per l'I.V.A. e le Accise.

 
30/12/2010 - Ichino (Guido Gazzoli)

io invece concordo pienamente con l'articolista . ichino è liberissimo di scrivere e dire ciò che vuole , ma il suo pensiero va proprio nella direzione descritta nell'articolo. Personalmente credo , per averla vissuta appieno , che la vicenda FIAT sia la fotocopia di quella ALITALIA per il comportamento tenuto da un'imprenditoria che non è capace di creare benessere collettivo ma mira sopratutto e SOLO al proprio . Da una parte una Compagnia aerea che su ogni 100 euro di guadagno ne spendeva solo 18 per il personale (contro una media di 28 da parte delle concorrenti) ma ben 94 per la sua organizzazione e alla fine chi ha pagato il conto ? 13000 lavoratori tirati alla CIGS su 22000...logico no? Alla FIAT stesso refrain...calo delle vendite è pauroso , i modelli non tirano o sono dei flop , la catena di montaggio è antiquata rispetto ai concorrenti , i salari bassissimi ma la colpa alla fine è sempre delle maestranze e dei loro diritti. In AZ sono stati calpestati TUTTI: risultato? Una Compagnia che perde più della statale.A quando un processo ad un'imprenditoria che NON SA o NON VUOLE mettersi al passo con i tempi ? Certo , il sindacato deve cambiare e finirla di essere una succursale delle imprese , ma pure chi le governa , finanziato da lustri dallo Stato , non può comodamente tirare il fardello allo Stato stesso : chi sbaglia PAGA e mi pare che i lavoratori abbiano fatto abbastanza il loro dovere. Facile trasferire all'estero sempre con uno Stato pagatore ... G. Gazzoli

 
30/12/2010 - ichino (andrea todesco)

condivisibile quasi tutto l'articolo, ma un pò troppo semplicistico. Ichino ci riesce bene già la Fiom a citarlo per slogan senza aver mai letto niente del suo pensiero, un pò più articolato e realistico del "liberismo atomistico antipersonalistico all’Ichino per i quali tutto va benissimo"