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Politica

FIAT/ Sapelli: Marchionne cala il sipario sulla sinistra italiana

Pier Luigi Bersani e Sergio Marchionne (Foto Ansa)Pier Luigi Bersani e Sergio Marchionne (Foto Ansa)

Ciò che succede nel Pd, invece, ricorda il cuore di “The Four Quarter” di T.S. Eliot: “Tutto finirà non con un big bang ma come uno sbadiglio”. Uno sbadiglio oblomoviano di coloro che non sanno neppure invocare la necessità di articolare un discorso di accettazione critica dell’accordo. La critica doveva e deve essere quella sull’errore compiuto tanto dalla Fiat quanto dai sindacati firmatari di escludere la Fiom dalla rappresentanza in fabbrica invocando l’art. 19 dello Statuto dei lavoratori perché disdettanti gli accordi del 1993 e il contratto nazionale.

 

Il Pd ha perso l’occasione di dichiarare subito senza tentennamenti che la rappresentanza è dei lavoratori, prima che dei sindacati. Ma questa indecisione non e casuale: gli ex Pci hanno ancora in testa l’antistorico sindacato di classe e quindi non sanno far altro che invocare la legge (compreso il giuslavorista di tutte le corti, il Senatore Ichino), mentre gli ex popolari non sanno nulla della teoria fondativa della Cisl e del sindacalismo moderno, quella del grandissimo indimenticabile Mario Romani: il sindacato è associativo o non è; è degli iscritti e non della fantomatica classe.

 

Ecco non la tragedia - quella è della sinistra antagonista - ma la farsa tristissima del Pd: tra neo liberisti scatenati filo padronali, gli esasperati ex classisti sperduti e le persone per bene sprovvedute. Si assiste così al crollo dei già esigui legami con il popolo lavoratore dipendente che è la vera vittima di questa triste vicenda.

 

Si prepari al peggio il maglionato Marchionne, perché senza luce la persona muore e l’individuo anomico può generare mostri. Il Pd, insieme alla Fiom, divide con Marchionne questa terribile responsabilità.

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COMMENTI
30/12/2010 - effetto delle globalizzazione.... (attilio sangiani)

ai tempi di Pasquale Saraceno,Ezio Vanoni,Amintore Fanfani,ecc. si diceva che per aiutare lo sviluppo del "Terzo Mondo" occorreva "portare i capitali là dove c'era il lavoro" . Ma non c'era ancora la globalizzazione "selvaggia",senza regole e senza regolatore. Realizzata questa alla fine degli anni '90,dalla sinistra di Prodi,D'Alema,Amato ( ricordate la messa a ferro e fuoco di Genova dai "no global" nel 2.000 ,quando questi ignoranti e violenti dicevano che la globalizzazione avrebbe arricchito ancor più i paesi ricchi e impoverito i poveri ? ) è avvenuto proprio il contrario di quello che i saccheggiatori e distruttori di Genova predicevano. Oggi ci troviamo di fronte alle "delocalizzazioni" di molte imprese italiane, proprio come suggerivano gli economisti degli anni'50. Conseguenza: per reggere la concorrenza dobbiamo avvicinare sempre più il trattamento dei lavoratori dipendenti delle industrie italiane "delocalizzabili" a quello del "terzo mondo". A meno di ritornare al "protezionismo" ed alla "autarchia",seguendo le pretese antistoriche della sinistra estrema. A mio parere occorrerebbe che la CEE adottasse non il protezionismo,ma i "dazi compensatori" delle differenze fiscali e parafiscali tra i paesi imprtatori e quelli esportatori,come già avviene per l'I.V.A. e le Accise.

 
30/12/2010 - Ichino (Guido Gazzoli)

io invece concordo pienamente con l'articolista . ichino è liberissimo di scrivere e dire ciò che vuole , ma il suo pensiero va proprio nella direzione descritta nell'articolo. Personalmente credo , per averla vissuta appieno , che la vicenda FIAT sia la fotocopia di quella ALITALIA per il comportamento tenuto da un'imprenditoria che non è capace di creare benessere collettivo ma mira sopratutto e SOLO al proprio . Da una parte una Compagnia aerea che su ogni 100 euro di guadagno ne spendeva solo 18 per il personale (contro una media di 28 da parte delle concorrenti) ma ben 94 per la sua organizzazione e alla fine chi ha pagato il conto ? 13000 lavoratori tirati alla CIGS su 22000...logico no? Alla FIAT stesso refrain...calo delle vendite è pauroso , i modelli non tirano o sono dei flop , la catena di montaggio è antiquata rispetto ai concorrenti , i salari bassissimi ma la colpa alla fine è sempre delle maestranze e dei loro diritti. In AZ sono stati calpestati TUTTI: risultato? Una Compagnia che perde più della statale.A quando un processo ad un'imprenditoria che NON SA o NON VUOLE mettersi al passo con i tempi ? Certo , il sindacato deve cambiare e finirla di essere una succursale delle imprese , ma pure chi le governa , finanziato da lustri dallo Stato , non può comodamente tirare il fardello allo Stato stesso : chi sbaglia PAGA e mi pare che i lavoratori abbiano fatto abbastanza il loro dovere. Facile trasferire all'estero sempre con uno Stato pagatore ... G. Gazzoli

 
30/12/2010 - ichino (andrea todesco)

condivisibile quasi tutto l'articolo, ma un pò troppo semplicistico. Ichino ci riesce bene già la Fiom a citarlo per slogan senza aver mai letto niente del suo pensiero, un pò più articolato e realistico del "liberismo atomistico antipersonalistico all’Ichino per i quali tutto va benissimo"