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FINE VITA/ Binetti (Udc): subito la legge, la Lega non segua Obama

In questi giorni in Italia si è riacceso il dibattito sul testamento biologico, anche grazie alle notizie che arrivano dagli Usa. L'opinione di PAOLA BINETTI sul tema e sull'iter della legge

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In questi giorni in Italia si è improvvisamente riacceso il dibattito sul testamento biologico: sembrava caduto in una sorta di letargo invernale o se si preferisce in uno stato comatoso, da cui non si riusciva a tirarlo fuori! Eppure all’improvviso il dibattito si è di nuovo attivato e il disegno di legge sul Consenso informato, sull’alleanza terapeutica e sulle dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT) è riapparso in televisione e sulla stampa con il vecchio nome.

Come se dopo tutto il dibattito dei mesi scorsi il rapporto tra il disegno di legge sulle DAT e il rapporto con la morte fosse inevitabile. Tutti sanno infatti che “Testamento biologico” non è il vero nome del disegno di legge che attende di essere approvato alla Camera ormai da molti mesi. Ma il termine è ormai entrato a far parte della cultura generale e non sarà facile ricondurlo al suo reale significato: una dichiarazione che esprime un desiderio, un orientamento sul tipo di cure che si vorrebbero ricevere nel momento in cui non si fosse più in condizione di esprimersi con chiarezza. Non è solo una questione linguistica o una fissazione ideologica, è questione di rispetto per la verità.

È questione di rispetto per le persone, di tutela della loro vita, soprattutto nei momenti in cui sono più fragili e non sono in condizione di prendere delle decisioni in modo autonomo. Nello stesso tempo è espressione di quel realismo psicologico che coglie con chiarezza e profondità come sia diverso prendere una decisione che potrebbe attualizzarsi in un momento di grave o gravissima disabilità, godendo invece di buone o eccellenti condizioni di salute

Il termine testamento nel linguaggio giuridico e nell’uso quotidiano riguarda la volontà di disporre delle proprie cose dopo la propria morte. Non ha nulla a che vedere quindi con un disegno di legge che invece riguarda la volontà di disporre di se stessi mentre si è ancora in vita. Cambia l’oggetto e cambiano i tempi, il che significa che cambia anche il senso delle decisioni che si stanno per prendere o il valore delle dichiarazioni che si stanno per rilasciare.


COMMENTI
02/01/2011 - la matematica non è una opinione (attilio sangiani)

se si tiene conto degli assenti del PdL,del gruppo UDC e altri,dei dissenzienti,del Presidente che non vota,dei leghisti assenti,ecc. risulta che quelli presenti hanno votato tutti a favore della legge. Inoltre mi pare improprio fondarsi su un "processo alla intenzioni". Tuttavia è certo che alla Lega Nord interessa che entri in vigore il federalismo,per ragioni che gran parte degli elettori condividono,trovandosi contro proprio coloro che vorrebbero perpetuare le cause della indignazione...

 
30/12/2010 - Disinformazione? Può essere, ma… (Giuseppe Crippa)

Per rimediare alla mia disinformazione sono andato a rileggermi gli atti parlamentari relativi alla seduta 183 del 26 marzo 2009, nella quale il Senato ha approvato il ddl Calabrò sulla D.A.T. Tutti i gruppi, e qualche senatore a titolo personale, hanno espresso la loro dichiarazione di voto, con l’eccezione della Lega Nord Padania. Mi chiedo se non avesse niente da dire, se la cosa non interessasse o se fosse presente… Infatti hanno votato a favore del ddl 150 senatori, dei gruppi del PdL (allora 144 componenti) e dell’UdC - che al Senato fa gruppo insieme con Union Valdotaine, SVP ed altri - (15 componenti). Questi due gruppi disponevano di 159 voti, ed infatti a questi voti vanno sottratti quelli di alcuni senatori PdL con opinione difforme che hanno espresso la loro posizione in sede di dichiarazione di voto). Dov’è il voto compatto e decisivo del gruppo della Lega Nord (26 componenti)? Non penso comunque che la Lega voglia intralciare il voto di questa legge alla Camera, ma più semplicemente che non gliene importi niente.

 
30/12/2010 - la indignazione popolare ha creato la Lega Nord (attilio sangiani)

Spero che la Binetti,che stimo molto in quanto co-presidente di" Scienza e Vita",sappia come si è ingrossata la Lega: l'elettorato delle Regioni e Province "bianche",che erano il serbatoio della DC,dal 1945,si è indignato per gli sprechi,il clientelismo,le mafie,le caste di ogni tipo che hanno condotto l'Italia quasi al fallimento. Si pensi al debito pubblico accumulato in un decennio ( anni '80 ) per consentire al PSI di superare il PCI ( prima della caduta del MURO..) ed a Craxi di realizzare il sogno di un Governo di sinistra,da lui dominato e sopportato dal Patto Atlantico. " Mani Pulite",poi,ha spazzato via i partiti del CAF,per consegnare il potere ai comunisti,proprio quando il comunismo si squagliava all'EST. Tentativo disperato ed estremo,di cui oggi paghiamo il costo. Ciò premesso,necessariamente,non vedo come la Lega Nord potrebbe intralciare la legge sul "fine vita",già approvata al Senato,con i voti compatti della Lega e,ripensamenti,di G.Fini. Non comprendo,quindi,il commento che ha preceduto il mio.Lo imputo a disinformazione... Penso che la on.Binetti potrebbe lavorare nel suo attuale partito per mandare a casa il segretario Cesa,a mio parere indegno di rappresentare un partito che,statutariamemte,si dice "di ispirazione cristiana". Mi riferisco,particolarmente,al caso on.Mele... Dopodiche voterò anche io per la UDC

 
30/12/2010 - Non si fidi della Lega, on. Binetti! (Giuseppe Crippa)

Mi permetto di offrire un consiglio all’on. Binetti, che ringrazio per l’esauriente articolo sulla legge sulle D.A.T. in elaborazione in Parlamento: non si fidi assolutamente di eventuali offerte della Lega finalizzate ad ottenere corsie preferenziali per l’approvazione dei decreti delegati relativi al federalismo. La Lega concepisce tutti i partiti come nemici – anche l’alleanza col PdL, che è personalistica (Berlusconi > Tremonti > Bossi) e non certo ideale - e prova una particolare avversione verso i partiti, come il suo, con radici antecedenti la cosiddetta Seconda Repubblica e con una matrice democristiana. Questa avversione, che arriva a punte di esplicito disprezzo, è da anni scientificamente coltivata dai dirigenti leghisti verso la loro base. Non è il caso di dare loro un’ennesima occasione di mostrarla. Questa legge, ma anche il Federalismo, sono cose troppo serie per lasciarle nelle mani della sola Lega.